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La Chiesa assemblea - Intervista a fratel Enzo Bianchi

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pubblicato sabato 10 marzo 2012



Fratel Enzo Bianchi ha fatto tappa a Vittorio Veneto per un'occasione davvero speciale di Chiesa, aprendo il Convegno ecclesiale diocesano per il quale era stato coinvolto in modo puntuale dal vescovo Corrado, che era andato a incontrarlo nella sua comunità di Bose per presentargli l'evento.

Fratel Enzo, una Chiesa diocesana riunita a convegno, secondo lei quale opportunità rappresenta, quale significato assume?
«Secondo me una Chiesa che si riunisce è un fatto già di per sé significativo, perché la maniera in cui la Chiesa vive è proprio l'assemblea, il riunirsi delle persone nel nome del Signore. E il poter risvegliare una Chiesa, che a volte può essere appesantita dal tempo o dalle situazioni, risvegliarla come sta facendo il vescovo vittoriese con questo cammino, mi sembra quanto mai necessario e decisivo per dei cristiani che possano avere una fede davvero matura. Quindi è un cammino necessario; non c'è altra maniera per una Chiesa per rinnovarsi se non quella di ritornare alle cose essenziali, fondamentali del cristianesimo: la fede, la carità. E su questo cammino cercare poi di avere una vita conseguente, con un comportamento segnato dal Vangelo che mostri una differenza rispetto agli altri uomini».

Una recente indagine sulla religiosità nel Triveneto rileva che Dio è percepito come vicino e indulgente, mentre la Chiesa è sentita come severa e lontana. Come si può spiegare questo rilievo?

«Indubbiamente la Chiesa ultimamente non sembra molto capace di comunicare con gli uomini di oggi. Qualche volta sembra più matrigna che madre, ha un aspetto arcigno, alcune volte non sa far ved ere la misericordia di cui lei è ministra, e la gente si allontana.

Altre volte indubbiamente è la gente, invece, che non vuole accettare il prezzo della fede cristiana, il prezzo del Vangelo, perché vivere da cristiani costa, significa rompere con il "così fan tutti", con la mondanità. E allora non accettano che la Chiesa in queste cose ricordi il Vangelo.

Però occorrerebbe davvero da un lato più misericordia, sempre tenendo la fermezza di ciò che il Vangelo esige, ma più comprensione e, soprattutto, usare un linguaggio che non sia né difensivo e tantomeno un linguaggio che rischia di non essere capito dagli uomini. Su questo secondo me c'è una revisione da fare da parte della Chiesa; non possiamo chiederla agli uomini, anche se gli uomini hanno difficoltà a capire il messaggio cristiano, perché è sempre stato difficile comprenderlo».

Franco Pozzebon

 

 

(da L'Azione, dell'11/3/2012)






 
 
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