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Cronache del Convegno

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pubblicato marted́ 20 marzo 2012



Un delegato della Vallata che si commuove quando racconta il suo sogno di comunità cristiana. Un parroco anziano del Quartier del Piave che ringrazia con affetto per quanto ha ascoltato e visto. Sono due fotogrammi che raccontano bene quanto si è respirato sabato scorso nell'ultimo giorno dei lavori di gruppo del Convegno diocesano. I 600 delegati erano chiamati a compiere il passaggio più difficile: proporre azioni e atteggiamenti per un rinnovamento della nostra Chiesa. I lavori nei trentuno gruppi si sono articolati in tre fasi: presentazione della sintesi della discussione del sabato precedente ("Da dove partiamo"), dibattito sul "cosa possiamo fare", individuazione delle proposte più significative. Il metodo è stato molto apprezzato dai delegati, che hanno ben compreso di non essere stati invitati a un Convegno le cui conclusioni erano "preconfezionate".

Alle 12.30 fine dei lavori per i delegati. Gli animatori e i segretari (una sessantina in tutto) hanno proseguito la giornata con il pranzo in Seminario insieme al Vescovo, che si è voluto informare dell'andamento dei lavori.

Dopo pranzo incontro per ambito e prima esposizione delle conclusioni di ciascun gruppo. Già si sono intraviste alcune priorità. Entro martedì scorso gli animatori dovevano produrre la sintesi definitiva e su quella hanno lavorato il Vescovo e il comitato organizzatore, per tirare le conclusioni che verranno proposte alla Diocesi domenica 18.

Una prima impressione è che dai delegati sia emersa, ancor prima che una richiesta di nuove iniziative, l'istanza di uno stile diverso nelle relazioni: tra preti e laici, tra laici, tra credenti e non credenti, tra Chiesa-comunità e persone in varie situazioni di fatica e di dolore... In breve, si sono chieste relazioni più umane, segnate dalla fiducia e dall'amore come opera della fede. Si vorrebbe che l'atmosfera respirata nei gruppi di discernimento e al Convegno diventasse la normalità. E questo c ambio di stile non c'è Vescovo (e neppure Papa...) o Piano pastorale che lo possano imporre dall'alto, ma solo una presa di coscienza diffusa. Sarà questa la sfida dei prossimi anni.

Federico Citron

 

 

(da L'Azione, n. 11 dell'18/3/2012)






 
 
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