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Don Aldo Lucchetta

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pubblicato marted́ 14 marzo 2006


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Don Aldo Lucchetta

Nasce a Codognè il 13.05.1941. Entra giovanissimo nel seminario diocesano ed è ordinato prete da mons. Albino Luciani il 29.06.1966.

L'anno successivo parte per il Brasile e per cinque anni lavora nella diocesi di S. Mateus (ES).

Nel 1973 approda alla diocesi di Caetité (BA) dove, nei primi anni, ricopre vari incarichi pastorali fino a stabilirsi definitivamente nella parrocchia di Riacho de Santana.

Muore in un incidente stradale il 28.03.1998 ed è sepolto nella chiesa parrocchiale di Riacho.


In un tragico incidente automobilistico, nel pomeriggio di sabato 28 marzo 1998, perdeva la vita, nello stato brasiliano della Bahia, un grande sacerdote della nostra diocesi di Vittorio Veneto, don Aldo Lucchetta.

Nato a Codogné (Treviso) il 13.05.1941, don Aldo era entrato giovanissimo in seminario e, concluso il ciclo di preparazione, veniva ordinato sacerdote il 29.06.1966, proprio dal futuro Papa Giovanni Paolo I, all'epoca vescovo di Vittorio Veneto.

Durante lo studio della teologia a Vittorio Veneto era mosso dal desiderio di conoscere il senso vero della vita e la sua intelligenza lo portava ad un'analisi della storia della vita della chiesa per poter cogliere l'amore di Cristo che non ha mai abbandonato la sua chiesa. La sua immediatezza e la sua sensibilità lo portarono subito al desiderio di partire missionario. L'Italia era troppo piccola per lui e in quel tempo non c'era tanto spazio per la creatività pastorale. Era un uomo dalla grande fantasia pastorale, capace di trovare piste sempre nuove per l'evangelizzazione. Il suo motto era: "Da mihi animas et cetera tolle". Dotato di un temperamento forte sapeva essere fedele ai suoi programmi. Per lui la conquista delle anime era al primo posto e non prestava attenzione alla salute del suo corpo.

Lo straordinario spirito di donazione del giovane sacerdote si espresse subito in un ardente desiderio di servire i più bisognosi e si concretizzò con la partenza per il Brasile appena un anno dopo l'ordinazione. Raggiunse a São Mateus l'amico di sacerdozio Don Giovanni Zanchetta, che attualmente prosegue la sua missione proprio nella parrocchia di Riacho de Santana, continuando a sostenere le sue meravigliose opere d'evangelizzazione e di promozione sociale.

Dopo un breve periodo nella diocesi di São Mateus (Stato brasiliano dello Spirito Santo), don Aldo approdò alla diocesi di Caetité, nel Nordest del Brasile, in una regione poverissima, dove la gente sopravviveva grazie a pochi prodotti della terra, strappati a forza da una condizione ambientale dove il clima infausto si associa ad una realtà di profonda ingiustizia sociale.

La soluzione additata da don Aldo per rispondere a questa duplice sfida, climatica e sociale, è stata, nei suoi trenta anni di missione in Brasile, sempre la stessa: la fede nella Bibbia e l'educazione delle famiglie.

Ha promosso l'evangelizzazione con il contatto diretto alla Parola di Dio: il suo programma era: "Una Bibbia per ogni famiglia". Con lo stile delle comunità di base comprese l'importanza della presenza dei laici nelle comunità. Ha costruito un'infinità di cappelle nelle zone più impervie e ha servito fino a quattro parrocchie contemporaneamente, correndo giorno e notte su vie impossibili e, quando scompariva la strada, c'era il cavallo a sostenerlo. Non si fermò mai di fronte alle difficoltà, sorretto dallo zelo per la casa del Signore. Il suo linguaggio era semplice e arricchito da tante immagini. Citava il profeta Amos per fustigare i potenti magistrati che umiliavano i poveri e prendeva posizione diretta contro i ricchi che impedivano ai poveri il possesso della terra. Per questo ha subito pure citazioni in giudizio, ma non temeva mai nessuno perché aveva dalla sua parte il popolo e soprattutto i più poveri.

Consapevole che la preparazione in seminario doveva essere completata, frequentò corsi di perfezionamento prima a San Paolo e poi a Salvador. Il desiderio era quello di presentare sempre meglio la potenza della parola di Dio come guida alla liberazione dell'uomo ed annuncio di vita eterna. La preghiera si concretizzava nell'adorazione all'eucaristia. In tutte le numerose cappelle che fece costruire non mancava mai uno spazio per l'adorazione.

Il suo sogno principale nel campo dell'educazione è stato questo: adattare alla realtà del Nordest del Brasile l'esperienza di matrice francese che aveva conosciuto nelle scuole famiglia a Colle Umberto, creando le Scuole Famiglia Agricola della Bahia, riunite nell'associazione che si chiamò AECOFABA. Questa associazione è stata la punta di diamante di tutta la sua opera. Attualmente ci sono circa trenta scuole, in continua espansione. Ha progettato la scuola di primo e di secondo grado ed ha creato l'università del "piccolo agricoltore", senza poter vedere realizzato il sogno di una scuola universitaria funzionante, che finalmente nel 2002 si attuò iniziando i corsi universitari. Sarà Don Giovanni Zanchetta che nel 2004 porterà a compimento il sogno con la consegna di ben cento ottanta diplomi di laurea agli studenti nelle scuole agricole della Bahia. I pilastri fondamentali della sua missione educatrice sono stati ben evidenziati nel motto che egli indicò: "A caneta e a enxada" (la penna e la zappa); poi furono completati con un altro detto: "Il computer ed il trattore". "Non basta fare la carità - egli diceva - è necessario coscientizzare le persone". "Hai bisogno di un trattore? Io ti offro metà prezzo, il resto devi metterlo tu!". Egli aiutava, ma voleva che ognuno mettesse il suo contributo ed il suo lavoro. Accettava gli aiuti dagli italiani, ma sosteneva che era più importante condividere la vita con i poveri. "Vi ringrazio per i vostri aiuti, diceva, ma perché non venite in Brasile a condividere un po' con noi la vita del popolo brasiliano?" La missione era un dare e un ricevere. Noi diamo il denaro ai poveri, ma da loro impariamo molti valori umani che anche nella povertà rendono felici le persone.

I suoi progetti erano ampi e numerosi. Mi limito a ricordarne alcuni fra i più importanti. La Radio "Nossa Signora de Guadalupe" è stata una scoperta importante. Per difendere il piccolo agricoltore ci volevano mezzi potenti. La comunicazione fu un mezzo vincente. Attraverso la radio si univano tutte le cappelle sparse sul territorio; si inviavano messaggi religiosi; si aiutavano i malati e si mettevano in rete le persone che viaggiavano lontano per lavoro; anche la propaganda politica in difesa dei poveri poteva servirsi della radio. Non tutti ne avevano intuito l'importanza; oggi tutti i sacerdoti costatano l'importanza della comunicazione per mezzo della radio.

Le scuole agricole funzionavano con la pedagogia dell'alternanza: alcuni giorni a scuola ed altri a casa per lavorare la terra e mettere in pratica le nozioni apprese a scuola. Con questa iniziativa voleva fermare l'esodo di molti agricoltori che pensavano di vendere le loro piccole proprietà per andare a lavorare nelle grandi città e vivere poi emarginati nelle "favelas".

L'impegno profuso generosamente, e tra notevoli incomprensioni, indebolì la salute del coraggioso missionario, così da costringere lui, che si definiva innamorato del Brasile, ad un forzato e sofferto periodo di riposo in Italia.

Invitato a Roma, in occasione della manifestazione promossa dall'OPAM (Opera di Promozione e dell'Alfabetizzazione nel Mondo) nel novembre 1997, per ricordare i suoi venticinque anni di attività, don Aldo vi partecipò con entusiasmo. Con poche e incisive parole egli espose il suo credo educativo che vedeva la persona non come un vaso da riempire di nozioni, ma come una torcia da accendere, nella certezza che ognuno porta già dentro di sé tante qualità nascoste, da scoprire e valorizzare. Chiudendo il suo intervento, in quell'incontro, commosse i presenti con queste parole: "Non serve gridare contro le tenebre! Accendi un fiammifero! Domani ripartirò contento per il Brasile perché ho visto, in questa sala, tante fiammelle accese".

Don Aldo insegnò ad incendiare il mondo con la forza dell'amore che ha ricevuto da Cristo. Egli fu un profeta, un sacerdote che guardava lontano. spinto non dall'interesse, ma solo dall'amore per gli ultimi della terra. Era l'uomo dal cuore grande che non si lasciava vincere da nessuna paura e confidava incondizionatamente nella Provvidenza divina. Le opere di Dio non si possono misurare con la nostra razionalità, ma unicamente con l'abbondanza della sua grazia che non viene mai meno in chi la cerca.

Un altro tratto della sua vita fu l'attenzione alla preghiera. Oso definirlo un uomo della preghiera e non solo dell'azione. L'eucaristia era la sua vita e portava nel cuore il Cristo che celebrava nella messa. In ogni cappella egli ha costruito il luogo dell'adorazione, protetto da un cancello perché chi si fermava ad adorare non fosse disturbato. A Riacho ha costruito la casa della spiritualità per favorire i momenti di ritiro spirituale. La sua predicazione procedeva per "slogans" e per gesti simbolici che inventava anche sul momento. Le due candele del battesimo che gli sposi incrociavano; la danza nel portare la parola del Signore; le croci piantate attorno all'altare per ricordare i caduti nella lotta dei "senza terra". Una liturgia vivificata dalla esperienza vissuta ogni giorno. La preghiera infatti non porta lontano dalla vita, ma presenta a Dio l'esperienza vissuta dalle persone.

Don Aldo non è stato il missionario perfetto. Egli ha fatto anche degli errori. Il più grave è stato quello di non ascoltare il suo corpo malato e sofferente. Dava tutto senza mai pensare a se stesso. Per questo il popolo di Riacho de Santana lo considera un santo. Lo è veramente perché ha amato donando tutto se stesso e diventando così una icona di quell'amore che Dio ha insegnato per mezzo dell'agape di suo Figlio Gesù.

Ora Don Aldo continua a dare speranza alle migliaia di persone che ogni mese vanno a pregare sulla sua tomba nella chiesa di Riacho de Santana per chiedere un aiuto spirituale ed un soccorso. Non mancano mai i fiori freschi sopra la sua tomba ed il 28 di ogni mese numerosi si ritrovano a pregare per chiedere una sua intercessione di grazia. La sua santità è sicuramente riconosciuta dal popolo che lo prega in tutte le cappelle; non mi meraviglierei se forse un giorno anche la Chiesa lo riconoscerà.

mons. Giacomo Gava





 
 
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