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Consiglio diocesano, Chiesa-comunione

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pubblicato mercoledì 5 gennaio 2011



La sera di venerdì 10 dicembre si tiene la prima seduta del nuovo Consiglio pastorale diocesano. È un evento di grande importanza per la nostra Chiesa diocesana, sia perché avviene a conclusione di un lungo cammino che ha impegnato parrocchie, unità pastorali e foranie nel rinnovo degli organismi di partecipazione, sia perché il Consiglio pastorale diocesano esprime la forma più alta di partecipazione e corresponsabilità nell'azione pastorale della Chiesa diocesana.

Parlare di Consiglio pastorale diocesano vuol dire riandare al cuore del Concilio vaticano II, alla sua visione ed esperienza di Chiesa-comunione. È infatti a partire dal Concilio che è stata avviata nelle chiese locali l'esperienza della partecipazione e della corresponsabilità.

La visione del Concilio è stata fatta propria dal nuovo Codice di diritto canonico (1983) e confermata da importanti interventi del magistero, tra i quali ha particolare rilievo l'esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici (1988). Entrambi i documenti suggerirono e incoraggiarono una Chiesa-comunione, in cui ogni fedele, in forza del suo battesimo, è partecipe e responsabile dell'azione pastorale della Chiesa.

Ma in che modo un Consiglio pastorale diocesano può concretamente attuare l'esperienza della comunione e corresponsabilità ecclesiale? Può essere più facile indicarlo rispondendo a tre semplici domande: che cos'è un Consiglio pastorale diocesano? Di che cosa si occupa? Come funziona?

Il Consiglio è un organismo ecclesiale con tre particolari caratteristiche: è segno della Chiesa diocesana, perché in esso sono rappresentate le varie figure ecclesiali presenti nel popolo di Dio (laici, religiosi, presbiteri e vescovo); è un luogo dove ognuno prende parte attiva e responsabile al lavoro di discerni mento attorno a questioni di carattere pastorale; ed è pure il luogo dove il vescovo viene aiutato nell'esercizio del suo ministero di guida e pastore.

Compito del Consiglio è occuparsi dell'attività pastorale della Chiesa diocesana, perché essa cresca nella comunione e sviluppi sempre più e meglio l'opera di evangelizzazione.

Il suo funzionamento si caratterizza come discernimento comunitario. Di fronte a particolari problematiche o sfide, il Consiglio è chiamato ad analizzare a fondo i problemi, a valutarli alla luce del criterio di che cosa Dio chiede alla sua Chiesa, e a indicare degli orientamenti operativi facendo tesoro dei doni e carismi che lo Spirito Santo suscita nella Chiesa.

Il nuovo Consiglio pastorale diocesano è presieduto dal Vescovo ed è composto da 18 laici, 4 religiosi, 2 diaconi e 16 presbiteri. Dei diciotto laici, dodici rappresentano le foranie, due la Consulta delle aggregazioni laicali, uno l'Ac, uno l'Agesci e uno la Pastorale familiare. Una laica rappresenta i cattolici di origine non italiana. I quattro religiosi/e rappresentano gli ordini maschili e femminili, l'Ordo Virginum e gli istituti secolari. Due diaconi rappresentano il gruppo dei ventiquattro diaconi presenti in diocesi. Dei sedici presbiteri, quattro condividono strettamente con il Vescovo il governo pastorale della diocesi, sei rappresentano i moderatori delle unità pastorali e altri sei rappresentano servizi e uffici pastorali diocesani.

Il nuovo Consiglio pastorale sarà da subito impegnato nel lavoro di preparazione al convegno ecclesiale Aquileia 2. Metterà in atto una pratica di discernimento comunitario alla ricerca di quanto lo Spirito ha suscitato nella nostra Chiesa negli ultimi venti anni e nell'individuazione delle sfide poste oggi alla missione evangelizzatrice della nostra Chiesa.

Al nuovo Consiglio pastorale diocesano, i migliori auguri e l'incoraggiamento più sincero da parte di tutta la Chiesa diocesana.

mons. Martino Zagonel




(da L'Azione, n. 50 del 12/12/2010)






 
 
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