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Le Unità Pastorali segno dei tempi per una storia in accelerata evoluzione

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pubblicato martedì 21 marzo 2006



La mitica stagione ecclesiale del mio venerato predecessore, il vescovo Giuseppe Zaffonato, dalla quale ci distanziano esattamente cinquant'anni, appare oggi irreversibile almeno per qualche decennio.

È noto, e la storia lo documenta, che egli s'è trovato di fronte alla necessità di istituire numerose nuove parrocchie, anche di modeste dimensioni, per assicurare occupazione e congrua ai suoi preti in esubero, garantendo comunque la presenza di almeno un cappellano anche nelle parrocchie sotto i mille abitanti.

Ci vien da sorridere al confronto ravvicinato con la situazione di oggi. O, forse, da turbarci, da angustiarci e lasciarci inquieti e sgomenti, se leggessimo il fenomeno del suo progressivo riavvolgimento in termini puramente quantistici. Dal tempo in cui ogni parrocchia poteva contare almeno su un prete e sentirselo tutto suo, al tempo odierno in cui un prete è parroco di più parrocchie o più preti condividono una più ampia zona pastorale. E la gente comincia a dire: il nostro prete; oppure: i nostri preti!

Questo fenomeno è già in atto, almeno in parte. E sta a segnalare la traiettoria del prossimo futuro. Su cui muovere i passi della pastorale. A partire dall'oggi. Per non trovarci ad affrontare nel domani amare sorprese e situazioni annodate irrisolvibili.

C'è di che angosciarsi? E se fosse davvero un segno dei tempi?

Non si tratta, infatti, esclusivamente e principalmente della contrazione delle risorse umane disponibili da parte dei preti in forte accelerazione di invecchiamento e con sostituzioni di nuovi presbiteri fortemente sproporzionate al negativo.

A leggere l'evolversi della storia con gli occhi della fede, possiamo affermare di essere messi oggi nella condizione di vivere al meglio le intuizioni del Concilio che ha delineato una Chiesa interamente ministeriale. Nella diversificazione dei carismi.

È vero che il numero dei presbiteri si sta assottigliando in modo preoccupante, e a nessuno è lecito trastullarsi in battute consolatorie, ma è anche vero che, se non ci lasciamo andare alla deriva e insieme ci decidiamo a fare delle scelte ponderate e in sintonia con il sentire della Chiesa di oggi che non esita a prospettare una "pastorale integrata", il domani anche della nostra Chiesa diocesana sarà più promettente dell'oggi.

A patto che ad ognuno sia data la possibilità di esprimere al meglio il proprio dono in vista dell'edificazione del Corpo di Cristo, per esplicitare un pensiero caro all'apostolo Paolo: che i presbiteri siano interamente presbiteri e i laici nient'altro che laici. Ognuno con il dono della propria identità, delle proprie competenze e responsabilità. In un dinamismo di vera corresponsabilità. E pensando alle unità pastorali non come l'equivalente di un riassorbimento delle identità parrocchiali in un organismo più vasto e complesso, una sorta di grosso condominio derivato da un insieme di piccole abitazioni, ma come una modalità, imposta dalla stessa storia, più rispondente alle esigenze della nuova evangelizzazione.

L'unità pastorale infatti, espressione ben delineata della pastorale integrata, non solo rispetta le identità parrocchiali, ma intende valorizzarle sul territorio in funzione di una articolazione organica, superando cioè quel campanilismo che pretende che tutto si faccia in casa propria.

Anche a prescindere dal fatto che i preti saranno impari a far fronte alla pastorale come finora si è realizzata, cioè non ce la faranno proprio a seguire tutto, pena gravi minacce alla salute, le unità pastorali consentono di mettere insieme risorse omogenee, in vista ad esempio di celebrazioni eucaristiche più partecipate e più coinvolgenti, anche se inevitabilmente ridotte di numero; di una pastorale giovanile a tutto campo e più mirata; di una catechesi degli adulti più allargata; di percorsi formativi di ampio respiro per catechisti, per animatori, per nubendi, per genitori; di celebrazioni in comune della penitenza; di processioni di carattere popolare; di cori che si potenziano reciprocamente…

Insomma, siamo chiamati ad uscire dalla logica che ogni parrocchia debba fare tutto come s'è sempre fatto, strascinandosi magari stancamente, per individuare delle opportunità di condividere alcune iniziative, in funzione di una loro miglior realizzazione complessiva.

In tal modo si favorisce anche una vera crescita nello spirito di comunione fraterna, in cui c'è ampio spazio per tutti i laici di buona volontà.

I laici sono protagonisti, dal loro versante di laici, senza clericalizzarsi, della pastorale della nuova evangelizzazione e, perciò, della conduzione della pastorale delle singole parrocchie, aperte alla corresponsabilità con le parrocchie della propria unità pastorale, per tenersi aperti alle altre comunità limitrofe, cioè all'area pastorale.

Allora ci si forma al senso di una Chiesa in dilatazione organica, dove non ci sono stanze blindate, ma articolazione di realtà in funzione del tutto. Da cui ogni singola realtà riceve incremento e senso.

Se avremo il coraggio di imboccare questa strada imposta dalla rapida evoluzione dei tempi e sapremo governare la situazione con saggezza, non ci lasceremo cogliere a sorpresa dal precipitare degli eventi, ma ci troveremo tutti più maturati nel segno della comunione ecclesiale che è condizione imprescindibile di evangelizzazione missionaria e scopriremo la bellezza della corresponsabilità. Da umili e audaci protagonisti. Nello Spirito di comunione fraterna.

Le stesse vocazioni al presbiterato non potranno non risentirne un beneficio, anche in termini di sensibile incremento, in quanto i giovani constateranno che l'identità e il ministero del presbitero hanno uno sbocco di tutta dignità: essere guide, in qualità di pastori nel Pastore, di una comunità tutta ministeriale che tale non può essere senza l'apporto decisivo del suo ministero di presbitero.

La realizzazione delle unità pastorali è una sfida. Che vale la pena di prendere in mano. Forse come tappa verso nuovi traguardi verso i quali ci sospinge l'evoluzione della storia.

Ce ne propizi la realizzazione la Vergine Maria, madre della Chiesa.

Giuseppe Zenti, vescovo




Editoriale tratto da L'Azione del 19 marzo 2006.






 
 
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