Coordinamento - Consigli e Unità Pastorali
 

Calendario diocesano
fino alla prossima settimana:

Oggi: lunedì 22

16:30: Inaugurazione del restauro della cappella del Carmine

Domani: martedì 23

Pellegrinaggio di presbiteri e diaconi con il vescovo Corrado

giovedì 25 aprile

Il Vescovo partecipa alla visita del Presidente della Repubblica

sabato 27 aprile

15:00: Festa diocesana dei chierichetti

15:00: Il vescovo incontra i catecumeni del primo anno

17:15: S. Messa con il Vescovo per la festa dei chierichetti e ministranti

domenica 28 aprile

16:00: Celebrazione eucaristica con una consacrazione nell'Ordo Virginum

lunedì 29 aprile

09:00: Riunione del Consiglio Presbiterale

martedì 30 aprile

Seminario Open Day

Quattro X Quattro

mercoledì 1 maggio

09:00: Marcia di Primavera con La Nostra Famiglia

10:30: Festa diocesana del lavoro

17:00: Alle tue porte Gerusalemme. Vocazioni e tentazioni di una città visitata da Dio

giovedì 2 maggio

18:30: S. Messa nella giornata di preghiera per le vocazioni di speciale consacrazione

venerdì 3 maggio

10:30: Viaggio in città. ...le vacanze tra cartine geografiche e pagine bibliche

17:30: Città di Dio o degli uomini. L'esperienza della città nelle sette religiose

18:00: La città che vogliamo essere. Alla ricerca del bene comune per le nostre città

19:00: Incontro di preghiera per e con le famiglie ferite

20:30: Music and the city. Note e parole intorno alla città

20:45: "Tra polis e civitas. Alle radici dell'idea di città per una nuova educazione...

20:45: Al di là del risultato

sabato 4 maggio

09:00: Una città da plasmare. Piccoli e grandi creano sculture di creta

15:00: Dall'oriente a occidente. Città bibliche e filosofiche

17:00: Città di carta, di colore, di suono. Lettere, immagini e note per dire la città

20:30: Lo spazio Sacro nella Polis, con l'architetto Mario Botta

domenica 5 maggio

Liberal'arte. Alla scoperta di capolavori e valori civici del nostro territorio

11:00: Vittorio Veneto città ebraica

15:00: Incontro del percorso missionario "Andiamo oltre"

15:00: Incontro di formazione per i Ministri straordinari della Comunione

18:00: Sea to shining sea


carattere piccolo carattere normale carattere grande

UP: opportunità e necessità. Intervista al Vescovo

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pubblicato lunedì 18 gennaio 2010



Le Unità Pastorali sono certamente la via privilegiata per il rinnovamento della pastorale, anche se non sono il toccasana magico di tutte le difficoltà. Esse esprimono l'impegno di superare la mentalità individualistica nel lavoro pastorale e di avviare ciò che si usa chiamare una "pastorale integrata" o "pastorale di insieme". In questo senso non sembrano esserci alternative a questa scelta, e tuttavia le modalità e i ritmi concreti della loro attuazione devono rispettare le situazioni molto diverse che si incontrano, senza forme di imposizione forzata.

Questo è il pensiero del Vescovo, che si è confermato dopo aver visitato, in questi mesi, le 31 Unità Pastorali che sono state già disegnate nella Diocesi.

Monsignor Vescovo, perché si è imboccata questa strada, individuata, nella nostra Diocesi, già da una ventina di anni?

«L'esigenza di superare una pastorale chiusa nei confini della singola parrocchia proviene dalla natura stessa della Chiesa caratterizzata dalla comunione tra tutte le sue componenti. Da sempre c'è questa esigenza, ma è stata messa maggiormente in luce dal Concilio. Ad essa si aggiungono esigenze pastorali del nostro tempo, come una maggior specializzazione nel lavoro, la crescita della responsabilità dei laici e, ovviamente, la forte diminuzione dei preti. Non ultimi i cambiamenti sociali: la maggior mobilità delle persone non più chiuse nel perimetro parrocchiale, l'emergere di problemi in spazi territoriali non più corrispondenti alle vecchie divisioni parrocchiali. Quindi alla base di questo processo ci sono motivi sia teologici e pastorali sia sociologici».

Bella cosa questo lavorare insieme tra più parrocchie, ma pare che le Unità che funzionano siano quelle formate da più parrocchie con un solo parroco. In questo caso è la necessità pratica che obbliga a integrare la pastorale delle singole parrocchie, più che ragioni ideali.

«Lavorare insieme non è una scelta facile. Non solo perché non è spontaneo farlo, sia per i preti che per i laici, ma anche per una millenaria tradizione tutta incentrata nella parrocchia, con legami verticali verso il Vescovo e meno verso le altre parrocchie. Non si può pensare di poter cambiare in pochi anni modelli di lavoro così consolidati. Finché ogni parrocchia ha il suo prete c'è un risucchio del prete nella sua comunità. Al momento le forme di collaborazione pastorale si realizzano prevalentemente (anche se non esclusivamente) dove c'è un solo prete per più parrocchie. Ma non è questa l'idea che sta alla base di una pastorale più integrata. La sfida che dobbiamo affrontare è che tutte le parrocchie lavorino in maniera più integrata».

Tenendo conto di questo stato di cose, nella Diocesi di Milano si è deciso che ogni Unità abbia un solo parroco, coadiuvato soltanto da cappellani. Che ne pensa?

«Questa soluzione richiede che molti parroci diventino dei semplici collaboratori. Mi lascia molto perplesso, proprio dal punto di vista dei preti. A mio avviso, bisogna essere più realisti. Di fatto le 31 Unità che già sono istituite presentano fisionomie molto diverse: ci sono Unità Pastorali che coincidono con la forania (ad esempio Vittorio Veneto, Zumellese, Torre di Mosto); ci sono Unità Pastorali in cui ogni parrocchia ha il suo parroco e altre all'interno delle quali esistono una o più Unità minori di parrocchie attorno ad un unico parroco o a due parroci in solido. Credo che sia saggio che ogni realtà proceda con il suo ritmo, fermo restando l'obiettivo di realizzare una vera pastorale fatta insieme.

Anche le Unità in cui i parroci vivono insieme sono quelle meglio realizzate.

Credo che si debba favorire - nella misura del possibile - questa formula. Sono convinto tuttavia che non è l'unica: a volte possono essere possibili forme intermedie, che comportano soltanto alcuni momenti di convivenza, come, ad esempio, i pasti comuni. Anche queste sono da incoraggiare».

Allora su quali aspetti pastorali si deve insistere perché si realizzi una vera Unità?

«Ci sono dei passi da fare che sono condizioni necessarie, prima fra tutte l'abituale incontro dei preti e di alcuni laici (i vice presidenti, gli operatori più impegnati) per pensare insieme le forme di collaborazione pastorale possibili tra le parrocchie dell'Unità. Ritengo inoltre molto importante anche che i singoli consigli parrocchiali dell'Unità si incontrino periodicamente in modo unitario.

Lo scambio di informazioni è fondamentale. Da esso può nascere l'opportunità di far partecipare ad una iniziativa ben riuscita in una parrocchia anche le altre dell'Unità.

Per quanto riguarda le possibili iniziative da svolgere in modo unitario, potrebbe essere utile prendere a modello ciò che viene messo in atto quando un parroco unico guida più parrocchie.

Dall'esperienza maturata in questi anni, sono le attività formative e caritative quelle che per prime possono essere fatte insieme; si può poi pensare a momenti celebrativi unitari, anche se alcuni sacramenti, come battesimo, prima comunione e matrimonio, è bene che continuino ad essere celebrati nelle singole parrocchie. Ma il vero problema che sta a monte di tutto, è il cambiamento di mentalità nei preti e nei laici. Di solito si dice che i preti non sono preparati a questa forma di pastorale, ma anche i laici devono cambiare e devono prepararsi, considerando soprattutto il fatto che senza laici responsabili e preparati non si potranno mai realizzare le Unità Pastorali».

Lei è convinto che la via delle Unità sia quella giusta?

«Sono convinto, anche perché non ne vedo altre. Sono molto realista, la realizzazione di questa pastorale non è facile e non è immediata. Siamo più portati a lavorare in maniera individualista e la nostra tradizione ha accentuato questa tendenza. Non sono per scelte drastiche, ma per scelte ragionevoli e per ritmi di realizzazione differenziati secondo le varie realtà. Tuttavia tutti, preti e laici, dobbiamo fare uno sforzo straordinario di cambiamento di mentalità e di stile di lavoro pastorale».

don Giampiero Moret




(da L'Azione, n. 2 del 17/01/2010)






 
 
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