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Tra tagli e indifferenza, scuole dell'infanzia al capolinea?

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pubblicato domenica 7 agosto 2011



Lunedì 12 settembre migliaia di bambini si presenteranno col loro grembiulino e lo zainetto ai cancelli d'ingresso delle scuole dell'infanzia parrocchiali (anche se "paritaria" è la dizione più corretta) della Diocesi. I cancelli sicuramente si apriranno anche questo settembre perché i parroci e i consigli di amministrazione delle scuole ancora una volta sono riusciti a tamponare i problemi di bilancio causati da tagli e ritardi di pagamento da parte di Stato e Regione. Le parrocchie riaprono le scuole per senso del dovere, perché non si possono mettere in difficoltà le famiglie, perché alla fine a rimetterci sarebbero i bambini.

Quindi non potrebbe essere altrimenti.

Ma se le difficoltà economiche fossero tali da arrivare a chiudere addirittura, i genitori come fanno? a chi lasciano il bambino? quale esperienza di comunità, quale educazione, quale socializzazione offre loro in alternativa la comunità civile?

Oppure - anche se non è il peggio - verrà loro spiegato che la situazione è critica e che, se ci tengono che continui a esserci la scuola per il loro figlioletto, è meglio che si attivino per manifestare la loro preoccupazione, per protestare contro i tagli e ritardi nei contributi che hanno messo in ginocchio la struttura. E quindi, se non è ancora chiusa, la loro scuola riesca a restare aperta ancora lungo...

Ecco, questa è la realtà che aspetta tra qualche settimana quei genitori, migliaia di famiglie: un più che legittimo "autunno caldo" di manifestazioni e proteste per salvare una realtà che dovrebbe essere garantita senza alcun dubbio dalla collettività.

Le scuole dell'infanzia del nostro territorio ormai da un bel po' stanno stringendo i denti, tirando la cinghia. E finora sono riuscite a fare il miracolo di riaprire i battenti. Ma si sono avvicinate al fondo. Qualcuna, ancora poche per fortuna, ha già deciso che basta, a settembre non si riapre. Per le altre c'è l'acqua alla gola dei conti in rosso, del ricorso al debito bancario per garantire l'acquisto degli alimentari e dei materiali didattici, per pagare lo stipendio al personale e le bollette. Eppure alla voce "entrate" sono segnati importi di contributi dovuti da Stato e Regione, però non ancora onorati oltreché via via sforbiciati.

Da Roma giunge notizia che si sta tentando di recuperare i 245 milioni di euro di contributi che corrispondono pressappoco al taglio previsto nel 2012 e 2013. Certo, con la politica del "taglia e rimetti" si è creata, anche a livello contabile, una gran confusione. E, di conseguenza, una diffusa e crescente incertezza.

Né va dimenticato che la crisi "picchia" anche sulle strutture scolastiche. Le difficoltà a far quadrare i bilanci familiari hanno, infatti, in più casi scoraggiato l'iscrizione alla scuola dell'infanzia. Tra i dati preoccupanti che il presidente della FISM provinciale Giancarlo Frare elenca per evidenziare le sempre più insormontabili difficoltà c'è questo: nell'ultimo anno, dal settembre 2010 al settembre 2011, in provincia sono state perse 16 sezioni. Cioè quasi 500 bambini che non sono stati iscritti, nonostante i dati sulle nascite siano complessivamente in crescita. Significa che sempre più famiglie si tengono i bambini a casa perché non ce la fanno proprio a pagare la retta. E in tal modo, oltre a constatare di famiglie che non accedono ad un servizio sociale, le scuole si vedono ulteriormente ridurre le entrate, mentre la maggior parte delle spese non cala.

Ma poiché questi atteggiamenti responsabili hanno prodotto come risultato un trattamento sempre più d'indifferenza, se non ostile, da parte dei governanti, è forse giunto il momento di tenere chiuso quel cancello. Per un giorno, due giorni, tre giorni. Finché serve a far capire a chi comanda, che la scuola è un servizio non solo importante, ma irrinunciabile.

 

 

(editoriale de L'Azione, n. 35 del 7/8/2011)




 
 
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