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La sfida della robotica: il futuro presente

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pubblicato venerdì 18 gennaio 2019



Dopo le grandi e molteplici celebrazioni sul centenario della Grande Guerra, si aprono ora gli anniversari di ciò che dopo quella Guerra è avvenuto sotto il profilo della ripresa culturale, politica ed economica. Celebriamo ad esempio in questi giorni l’anniversario della costituzione del Partito Popolare Italiano (18 gennaio 1919). Non solo: ricorre pure in quest’anno il centenario della fondazione di Electrolux, la multinazionale che ha anche nella nostra diocesi uno storico stabilimento presso la zona industriale di Susegana.

L’anniversario di Electrolux è segnato in modo particolare, a un secolo di distanza dai primi passi dell’azienda, dalla rivoluzione della cosiddetta “Industria 4.0”. Una crescente robotizzazione rappresenta il futuro, già presente, verso cui la multinazionale si sta muovendo. Del resto, oggi la competitività passa attraverso la digitalizzazione ed è impensabile d’ora in poi non fare i conti con una sempre maggiore presenza di robot non solo nell’industria ma a tutti i livelli della vita sociale e familiare.

Chiaramente, come in tutte le rivoluzioni della storia, ci sono vantaggi e prezzi da pagare, potenzialità e rivolte con cui è necessario fare i conti perché il periodo di transizione che stiamo vivendo non offuschi la dignità di chi lavora e garantisca a tutti un’occupazione che risponda ai criteri del lavoro “libero, creativo, partecipativo, solidale” a suo tempo richiamati da papa Francesco in Evangelii Gaudium  (n. 192) e ripresi nella Settimana Sociale dei cattolici italiani a Cagliari nell’ottobre 2017.

Se da un lato la robotizzazione porta con sé indubbi aspetti positivi, sia per la qualità del lavoro sia per i risvolti economici positivi che si potranno registrare a livello globale, nascono anche seri interrogativi sul presente, soprattutto nella fase del cambiamento. Se, infatti, attualmente sono circa 700 gli addetti di Electrolux a Susegana impegnati direttamente nella produzione, si stima una necessità di 300 operai dopo l’innovazione digitale a cui l’azienda sta già procedendo. Che ne sarà quindi degli altri 400 addetti? Saremo costretti ad assistere a nuove battaglie sindacali, di cui lo stabilimento di Susegana è stato ripetutamente teatro negli anni recenti per evitare il licenziamento degli esuberi? Come garantire a chi lavora la certezza di un’occupazione non minacciata dai robot?

Certamente alla rivoluzione dell’“Industria 4.0” è legata la nascita di nuove figure professionali altamente specializzate. Del resto, è avvenuto così anche per le precedenti rivoluzioni industriali. Ma come formare oggi chi è già inserito nel mondo del lavoro da decenni? E come può la scuola formare le nuove generazioni se non c’è volontà di investimento di risorse in questo ambito?

Non spetta a una Chiesa diocesana dare risposta a questi interrogativi. Una comunità cristiana però ha il compito di evidenziarli e di rilanciarli, perché mettere a tacere queste questioni ignorandole significherebbe porre le basi per una crisi sociale che in poco tempo rischia di trovarci impreparati e incapaci di dare risposta. In questo senso, il ruolo del sindacato ha oggi urgente bisogno di ripensarsi radicalmente, perché radicalmente sta cambiando il mondo del lavoro: non può più rimanere ancorato alla vecchia idea di contrattazione, di impresa e di tipologia di lavoro. In un mondo che chiede sempre maggiore flessibilità bisogna rispondere guardando al futuro e immaginando nuovi scenari, non rifugiandosi nelle certezze ormai vacillanti che il passato ci ha consegnato.

Ulteriormente, il mondo dell’innovazione robotica porta con sé non pochi interrogativi etici di ampio raggio, dalle domande che una sempre più complessa intelligenza artificiale pone alla possibilità di vedere salvaguardata la propria privacy in un mondo sempre più connesso. Proprio su queste questioni la Chiesa è oggi stimolata a una riflessione anche alla luce della sua fede e dei suoi valori, che vedono la dignità della persona umana al centro del suo pensiero. Anche Papa Francesco è intervenuto qualche giorno fa sulla questione con una Lettera indirizzata al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, invitando a «comprendere le trasformazioni epocali che si annunciano su queste nuove frontiere, per individuare come orientarle al servizio della persona umana, rispettando e promuovendo la sua intrinseca dignità: un compito assai esigente, data la complessità e l’incertezza sugli sviluppi possibili», che richiede un attento discernimento. Del resto, proprio la Pontificia Accademia per la Vita ha in programma un convegno di approfondimento sulla “roboetica” verso la fine di febbraio 2019. Occorre, in ogni caso, recuperare il dialogo tra scienza, tecnica e fede, perché l’indispensabile apporto dei valori di cui la religione è depositaria possa illuminare l’uso della tecnologia in funzione dell’uomo e non viceversa. Condizione necessaria per uscire dal dominante “paradigma tecnocratico” (cfr. Papa Francesco, Laudato Si’, cap. III) verso un nuovo umanesimo che aiuti a ricomprendere e orientare positivamente le potenzialità dell’“Industria 4.0”.

Don Andrea Forest

Delegato vescovile per la pastorale sociale, del lavoro,
giustizia, pace e salvaguardia del creato
Diocesi di Vittorio Veneto




 
 
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