XIII domenica del T.O., anno B, 2 luglio 2006

Fanciulla, io ti dico, alzati!

Nel capitolo 5 del suo Vangelo Marco intreccia due eventi di salvezza che hanno tutti i connotati del miracolo, finalizzato ovviamente alla fede.

Si tratta della donna che “da dodici anni era affetta da emorragia” e della figlia dodicenne di uno dei capi della sinagoga, chiamato Giairo, la quale, gravemente ammalata, fu trovata da Gesù morta.

La donna affetta da emorragia intravede in Gesù la sua salvezza, dopo aver speso tutti i suoi averi, passando di medico in medico e peggiorando di volta in volta. Pensa in cuor suo che sia sufficiente toccare il lembo del suo mantello. Di fatto vi riesce. E immediatamente si sente guarita.

Gesù dà la vera interpretazione dell’accaduto: “Figlia, la tua fede di ha salvata“. Da precisare che la sentenza di Gesù non mette in rilievo unicamente l’avvenuta guarigione dall’emorragia, ma principalmente la “salvezza” ottenuta grazie alla fede. È la fede che ha messo quella donna in contatto con Gesù, anzi con la forza interiore di Gesù, con la sua Persona divina. Grazie a quella fede la donna è entrata a far parte della famiglia dei salvati da Cristo: nello spirito e nel corpo.

Alla forza miracolosa della fede fa appello Gesù anche nei confronti di Giaro: “Non temere, continua solo ad aver fede!“. Eppure la situazione è disperante: la bambina giace sul letto morta. Per Gesù invece “non è morta, ma dorme”. Nel caso presente è bastata la fede di un papà, che getta la sua àncora nel cuore di Cristo, al quale affida disarmato la sua condizione disperata di padre, per ottenere non solo una guarigione ma una rivitalizzazione che ha tutti i tratti di una risurrezione, come evidenzia il termine greco. Quel: “Fanciulla, io ti dico, alzati!” che segue il gesto, di una tenerezza infinita, del prenderla per mano, è già partecipazione al mistero della Pasqua di Gesù. Quella fanciulla di dodici anni, ridonata alla vita e all’affetto dei suoi cari, è già membro del popolo dei risorti. Grazie soprattutto alla fede di suo padre.

C’è di che riflettere per le nostre famiglie e le nostre comunità cristiane. La pagina del Vangelo infatti non viene annunciata dalla liturgia per rinverdire conoscenze lasciate impolverire nelle biblioteche, ma per essere messaggio, cioè Parola viva, per l’oggi. È una pagina che ci provoca ad una verifica seria sulla consistenza della nostra fede. Spesso vacillante sotto i colpi delle sventure di cui la vita di tutti i giorni è disseminata. Una fede messa a dura prova. Eppure anche a noi Gesù ripete: “La salvezza tua e della tua famiglia passa dalla tua fede… Continua solo ad aver fede!”. A questo punto vale la pena di evidenziare quanto incide la fede degli adulti, e in particolare quella dei genitori, nei confronti di situazioni da disperazione delle nuove generazioni. Siamo autorizzati a nutrire forte la fiducia che, grazie alla fede di un papà e di una mamma, anche un figlio o una figlia che si sono lasciati traviare e travolgere dal male possano un giorno risorgere spiritualmente.

Giuseppe Zenti, vescovo

26 Giugno 2006