Celebrazione eucaristica nella Festa di tutti i Santi

Omelia nella festa di tutti i Santi

Cattedrale di Vittorio Veneto, domenica 1 novembre 2009

Dal Prefazio di oggi: «Oggi ci dai la gioia di contemplare la città dei cielo, la santa Gerusalemme che è nostra madre, dove l’assemblea festosa dei nostri fratelli glorifica in eterno il tuo nome».

La celebrazione di questa solennità ha anzitutto il carattere della gioiosa contemplazione: Oggi ci dai la gioia di contemplare…

Possiamo dire così: oggi, con gli occhi della fede, contempliamo il compimento delle promesse del Signore.

Quali promesse?

Quelle che abbiamo ascoltato nel Vangelo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Beati perché la loro esistenza di poveri in spirito, di puri di cuore, di perseguitati per la giustizia… non solo non andrà perduta, ma troverà un pieno e gioioso compimento.

E quando avverrà questo compimento?

Quando parteciperanno alla vita e alla condizione di Gesù, cioè di colui che in modo assolutamente unico ha realizzato quelli atteggiamenti interiori ed esteriori che vengono indicati nelle beatitudini: povertà di spirito, mitezza, purezza di cuore…

Proprio perché ha vissuto in modo assolutamente pieno e totale quegli atteggiamenti, Gesù è stato liberato dalla morte e reso partecipe della vita stessa di Dio, la vita eterna: “Siede alla destra di Dio”.

La promessa di beatitudine annunciata nel vangelo troverà compimento per noi, perché ha trovato compimento per Gesù. E troverà compimento nel senso che parteciperemo alla sua condizione di risorto… quando condivideremo con lui la piena comunione con Dio, la vita eterna.

Noi oggi contempliamo, con gioia, il compimento di questa promessa per tanti nostri fratelli e sorelle che già hanno raggiunto e realizzato l’incontro con Gesù risorto: «Contempliamo la città dei cielo, dove l’assemblea festosa dei nostri fratelli glorifica in eterno il tuo nome»

Questa contemplazione nella fede non è la proiezione fantastica e illusoria di un nostro desiderio, senza alcun fondamento nella realtà.

No. Noi guardiamo e contempliamo, nella fede e nella speranza, ciò che è già iniziato in noi: «Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è».

È proprio la piena manifestazione di quanto siamo già ora (cioè della nostra realtà di figli) che noi attendiamo nella speranza.

Ma l’attendiamo in una speranza operosa… impegnandoci a vivere effettivamente e concretamente ciò che già siamo. E questo siamo chiamati a farlo nella vita di ogni giorno, vivendo, appunto, secondo lo spirito delle beatitudini che Gesù ci ha annunciato e ha vissuto. In esse troviamo un vero e proprio programma di vita: poveri in spirito, miti, affamati e assetati della giustizia e, magari, anche perseguitati per essa, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace…

Invochiamo l’intercessione di questi nostri fratelli, “membri eletti della Chiesa” che il Signore ci ha dato “come amici e modelli di vita”. Chiediamo che attraverso il loro esempio e la loro comunione fraterna che ci sostengano nel nostro pellegrinaggio, in modo che possiamo credere sempre alle promesse del Signore… viverle e sperimentarne un giorno il compimento gioioso, in Paradiso.

Corrado Pizziolo, vescovo

7 Gennaio 2010