Immacolata Concezione della B.V. Maria

Immacolata Concezione della B.V. Maria

Motta di Livenza, martedì 8 dicembre 2009

«Rallègrati, o piena di grazia».

Quando l’angelo Gabriele giunge a Nazaret in casa di Maria, non la chiama con il nome con cui solitamente era chiamata, ma con un altro nome “piena di grazia“: Rallègrati, o piena di grazia. Cara a Dio” potremmo dire, oggetto d’un amore personale, termine di un dono speciale.

Il nome proprio di Maria davanti a Dio è proprio questo: “piena di grazia”.

È questa la sua identità più vera e più profonda: riempita di grazia da sempre.

Proprio questo modo di chiamare Maria ci fa comprendere la sua vera grandezza: in lei risplende pienamente ciò che Dio ha voluto per ciascuno di noi creandoci.

E che cosa Dio – creandoci – ha voluto per ciascuno di noi?

Ce lo ricorda S. Paolo nella seconda lettura: «Ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi per opera di Gesù Cristo».

Anche ciascuno di noi, allora, è “caro a Dio”, oggetto d’un amore personale, amato da Dio “come se fosse unico”, dice S. Agostino.

Questa è la nostra identità… la nostra dignità più grande e più bella. Questo è il nome che Dio ha pronunciato su ciascuno di noi dall’eternità ed è anche la nostra vocazione.

Cf. il PPD: La fondamentale vocazione dell’uomo, quella per cui ognuno di noi è stato chiamato all’esistenza, è la vocazione ad una relazione filiale con Dio: figli adottivi di Dio, in Gesù Cristo e per opera sua.

Ma l’uomo stranamente rifiuta questo dono… dubita dell’amore di Dio e dice di no alla sua parola. -“Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?“; hai forse pensato di essere tu il giudice del bene e del male? Di salvarti con le tue stesse mani? Di fare a meno del mio amore?

Adamo, dove sei?”, dove sei finito?, si domanda, quasi sbalordito, Dio di fronte alla condizione di morte in cui l’uomo è caduto col peccato. Di fronte alla triste eredità che il peccato di Adamo ha introdotto nella vita e nella storia dell’intera umanità. Quell’eredità tragica che la fede cristiana chiama il peccato originale.

Ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto“. Sono nudo: senza più difese e protezione… esposto ad ogni pericolo… soprattutto esposto alla morte.

Quando si perde un padre, si trova un padrone: la padrona del mondo che è la morte.

E tuttavia Dio non si rassegna. Nel suo amore che non può venire sconfitto, Egli vuole che il suo disegno si realizzi: «Ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo»

È necessario partire da qui per capire l’iniziativa di salvezza che Dio attua per l’umanità; cominciando proprio da Maria. Lei è l’alba di un’umanità nuova… è primizia del ricupero di quella dignità e di quella vocazione che Dio si era proposto nel creare ogni uomo.

Attraverso il dono di Maria, Dio attua infatti il suo progetto di amore: cf prefazio: Tu hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio. Da lei, vergine purissima, doveva nascere il Figlio, agnello innocente che toglie le nostre colpe.

Ecco il grande mistero che oggi celebriamo… Ecco perché il popolo cristiano sente così importante e cara la presenza e l’intercessione della Vergine Maria: avvocata di grazia e modello di santità la definisce la liturgia.

Assieme alla riconoscenza umile e fiduciosa per il dono che Maria è per ciascuno di noi e per tutto il popolo cristiano, siamo chiamati però anche ad imitare quell’atteggiamento di Maria che ha reso possibile il progetto di Dio: la sua fede…

“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Alla gratuità del dono di Dio, Maria risponde con il SÌ della fede. Da “piena di grazia” diviene colei che ha creduto: ” Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore!” (Lc 1,45), la chiamerà subito dopo la cugina Elisabetta.

È quello che noi chiamiamo: santificazione di Maria. Maria è immacolata anche perché non ha mai detto di no a Dio. Maria ha percorso il suo cammino di fede fino ai piedi della croce. A dirci che anche la nostra fede si deve tradurre in opere quotidiane, in scelte coerenti, e in obbedienza d’amore a Dio, fatta anche di prove. È un SÌ impegnativo da esprimere a Dio, dopo il no che diciamo nel peccato. Ma è il “sì” che attua quella vocazione alla quale siamo chiamati fin dal principio: “Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità”. Immacolati perché diciamo di sì al Signore come ha fatto Maria.

A Lei che, oltre che modello, è anche nostra madre, rivolgiamoci con fiducia: ci aiuti e ci sostenga nelle nostra risposta generosa e fedele alla vocazione che con il battesimo il Signore ha posto nella nostra vita.

Corrado Pizziolo, vescovo

7 Gennaio 2010