Nessuno, probabilmente, poteva ipotizzare o immaginare quale bufera avrebbe scatenato un papa come Benedetto XVI. Suo malgrado. Nella famosa Università della sua terra natia, Ratisbona, tiene una lezione magistrale sulla forza della ragione come ponte del dialogo senza frontiere e suscita reazioni violente arazionali che hanno dell’incredibile e dell’allucinante. Accompagnate da manifestazioni di massa, da minacce, da gesti incontrollati.
Siamo ancora increduli. E vorremmo che fosse solo un brutto sogno. Non riusciamo a comprenderne le ragioni. Anche perché il suo è stato un discorso di perfetta logica razionale. Carico di futuro. Uno di quei discorsi che valgono un volume. E ci proiettano profeticamente in avanti di decenni. Tutto improntato al senso del rispetto e della ricerca dei punti di convergenza. Del positivo, contenuto in altri ambiti culturali e religiosi. Di tutto ciò che può diventare condivisibile piattaforma di civiltà.
Una lezione cattedratica che è di una limpidezza ed inequivocabilità unica. Adeguatamente vaccinata. Per quanto la si voglia ispezionare, in lungo in largo e in trasversale, culturalmente e contenutisticamente non lascia intravedere nessun tallone d’Achille. Un po’ impegnativa, non c’è dubbio. E forse non alla portata immediata delle masse. Eppure deliziosa nella sua impostazione e nelle sue argomentazioni. Acute e argute. Così appare a chiunque l’abbia ascoltata direttamente o a chi, come me, in un sorso se l’è letta il pomeriggio stesso in cui è comparsa sull’Osservatore Romano. Ma scovarvi qualche traccia di meno che rispettoso è opera solo di capziosità.
Se incriminata è la frase estratta da un autore o la citazione del Corano o l’allusione alla guerra santa, francamente, almeno per noi occidentali allenati all’esegesi culturale, non può che trattarsi di una bolla di sapone. L’uso infatti delle citazioni può essere culturale o ideologico. E l’uso che ne ha fatto papa Benedetto è, senza ombra di dubbio, esclusivamente culturale. Tuttavia una bolla di sapone non provoca uno tsunami. Che non ci sia dell’altro? Viene almeno il sospetto. Forse alcuni capi religiosi non attendevano che un appiglio, anche se destituito di forza provocatoria, per dare sfogo ad uno scatenamento di avversione dialettica, se non di odio, che da tempo sta covando nei confronti del mondo occidentale.
Con ogni probabilità il mondo occidentale, che ha portato a casa loro varie guerre, e comunque è considerato sulla sponda opposta, viene confuso con il Cristianesimo. E, a sua volta, il Cristianesimo viene personificato con il Papa. Si tratta ovviamente di semplificazioni prive di fondamento.
Da un attento esame del discorso di Ratisbona risulta improbabile che sia causa diretta di tale reazione. Ci sarebbe di che preoccuparsi sul piano culturale, nel senso che culturalmente parlando non vi è alcuna traccia di polvere pirica. Se invece, come ci sarebbe da temere a causarla di fatto è una viscerale avversione al mondo occidentale, la vicenda assume contorni ancor più preoccupanti e inquietanti sul piano delle relazioni tra popoli e tra civiltà.
A questo punto dovrà certo essere movimentata la diplomazia e non solo quella del Vaticano. Una diplomazia che, ne siamo certi, saprà volare sempre sulle ali della razionalità e della ragionevolezza. Poi si spera nella sedimentazione di bollori immotivati. Affidiamo inoltre la vicenda a quella Misericordia di Dio che è riconosciuta assoluta sia da parte nostra sia dalla parte che, senza causa vera, s’è mostrata offesa. E infine auspichiamo che dalla triste vicenda, che ha ferito e amareggiato il Santo Padre e con Lui tutta la Chiesa e gli uomini che amano la pace e la concordia, possano germinare inedite e insospettate prospettive di vicendevole apprezzamento e di fattiva collaborazione per un futuro civile dell’intera umanità. Oggi in così profondo travaglio. E, come ha sottolineato più volte il Pontefice, esposta alle insidie di un ateismo irrazionale. Auspichiamo oranti che mai lo sia a scontri e guerre di civiltà.
A Papa Benedetto tutta la nostra solidarietà filiale, di vescovi, presbiteri, diaconi, consacrati e laici. Accompagnata dalla riconoscenza per la forza della sua autorità morale e per il suo alto magistero, e dalla preghiera corale, mediatrice la Vergine Addolorata, convinti che nessun frammento di croce rimane infruttuoso.
Giuseppe Zenti, vescovo
