Funerale di don Pompeo Polidoro

Funerale di don Pompeo Polidoro

Cavalier di Gorgo al Monticano, mercoledì 5 novembre 2008

Isaia 25,6-9
Fil 3,20-21
Lc 12,35-40

Qualche settimana fa sono stato avvertito che d. Pompeo aveva chiesto al parroco di S. Lucia, d. Italo Moras, che celebrasse per lui il sacramento dell’Unzione degli infermi.

Quando pochi giorni dopo ho visto d. Pompeo e gli ho accennato a questa celebrazione, mi ha risposto: «È vero, ho chiesto l’Unzione degli Infermi: quando l’incontro con il Signore si fa vicino, bisogna tenersi pronti!».

D. Pompeo sentiva che l’incontro con il Signore si faceva vicino. Anche se conservava un’invidiabile lucidità e un sorprendente buon umore, avvertiva che le forze stavano diminuendo sempre più. Proprio per questo ha voluto tenersi pronto.

«Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese. Siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Anche voi tenetevi pronti». Queste parole di Gesù mi sono venute alla mente subito, appena ho sentito della morte del nostro confratello. Egli le ha realmente vissute e con grande serenità e fiducia ci ha mostrato come si deve attendere la venuta del Signore al momento della nostra morte.

Ma questa testimonianza di cui essere davvero grati a d. Pompeo, non è qualcosa che si possa improvvisare da un momento all’altro: è frutto di un’intera esistenza vissuta nella fede e nella speranza.

La cintura ai fianchi e la lucerna accesa d. Pompeo le ha mantenute pronte da molto tempo. Potremmo dire: da sempre.

La sua esistenza di cristiano e di sacerdote è stata quella di un servo fedele, sempre pronto a riconoscere il venire del Signore nella sua vita e nella vita delle persone che gli erano affidate. Sempre pronto ad accogliere la volontà di Dio e a compierla.

Ordinato sacerdote nel 1937, svolse il servizio di vicario parrocchiale a Lentiai, a Montaner e a Cison di Valmarino. Fu per 4 anni vicario economo a Serravalle e nel 1947 fu nominato parroco di Albina di Gaiarine. Successivamente gli sono state affidate, nel 1958, la parrocchia di Stevenà, poi quella di Villa di Villa, nel 191962; e, infine, nel 1966, questa parrocchia di Cavalier, che ha retto, come parroco, per ben 30 anni, fino al 1996. I suoi ultimi anni li ha trascorsi nella Casa di riposo di S. Lucia, i cui responsabili e operatori voglio ringraziare in modo tutto particolare per la fraterna accoglienza che gli hanno riservato.

Il ricordo che d. Pompeo ha lasciato in questa parrocchia di Cavalier lo conoscete voi molto meglio di me. Io posso dire che nelle diverse occasioni in cui l’ho incontrato, mi parlava con insistenza di Cavalier e sempre con grande affetto, mostrandomi ogni volta le fotografie e gli oggetti che gli ricordavano la vostra parrocchia. Egli conservava in cuore un profondo legame con le persone che per tanti anni aveva conosciuto e in mezzo alle quali aveva svolto il suo ministero. Segno ed espressione di tale legame erano le telefonate con cui si faceva presente nelle occasioni gioiose o in quelle tristi della vita dei suoi ex parrocchiani e i messaggi che egli inviava alla comunità parrocchiale in occasione di celebrazioni particolari: prime comunioni, cresime o altro.

Era un legame che era maturato certamente con gli anni, ma si era creato soprattutto grazie ad una particolare vicinanza che egli aveva saputo intrattenere con le persone… e cioè con la loro vita concreta.

D. Pompeo si rendeva presente, con grande familiarità (“come uno di casa“), ai momenti di gioia e a quelli di fatica e di sofferenza delle famiglie della sua parrocchia. E non lo faceva in modo superficiale, ma impegnandosi ad aiutare ognuno a vivere quei momenti con spirito di fede: riconoscendo cioè la presenza del Signore… la possibilità dell’incontro con Lui, tanto nelle situazioni felici e gioiose, quanto in quelle tristi e difficili.

Proprio questo servizio semplice e fedele ha reso d. Pompeo capace di mantenersi pronto per l’incontro con il Signore. Come durante il suo ministero aveva sempre mostrato cura e sensibilità per la bellezza della chiesa… per la bellezza della liturgia, per la bellezza dell’arte, così ha saputo rendere bella e accogliente la sua vita per l’ultimo incontro con il Signore.

«Vieni, servo buono e fedele: entra nella gioia del tuo Signore!”. Fratelli e sorelle: chiediamo al Signore che siano queste le parole che d. Pompeo si sente rivolgere nel suo incontro finale con Gesù risorto. Preghiamo perché possa sperimentare il compimento della promessa di Gesù: «Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ancora sveglio; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, lo farà mettere a tavola e passerà a servirlo».

Corrado Pizziolo, vescovo

3 Marzo 2009