Lo sposalizio a Cana di Galilea
Dopo la celebrazione della Festa del Battesimo di Gesù, che fa da cerniera tra il tempo del Natale e il tempo ordinario, entriamo già nella seconda domenica appunto del tempo ordinario. Sotto la guida, provvisoria, di Giovanni.
La pagina evangelica è scolpita nella nostra mente. Fin dagli anni del catechismo. Tra le più note e suggestive. Le nozze di Cana di Galilea! Con il loro sapore di casa. Come avveniva anche da noi fino a qualche decennio fa.
Non certo un puro fatto di cronaca. È soprattutto la prima grande occasione per Gesù di entrare da profeta, inviato da Dio, dentro il vivere del tessuto sociale. È proprio infatti in questa circostanza che “Gesù diede inizio ai suoi interventi prodigiosi” capaci di svelare l’identità della sua persona e della sua missione salvifica. Al fine di disporre i presenti, in primo luogo i discepoli di Gesù, ad aprirsi ad una relazione di fede purissima nei suoi confronti, cioè a diventare sempre più discepoli, come annota Giovanni alla conclusione: “I suoi discepoli credettero in Lui“.
Sullo sfondo sta un amore sbocciato tra un uomo e una donna. E tutti sentivano il bisogno di far festa. Quella festa non poteva essere lesionata da imprevisti. Niente doveva comprometterne il clima di festa senza temporali. La festa doveva essere sigillata, nella memoria dei posteri, da una riuscita memorabile. Invece, ecco in agguato una pessima e angosciante brutta figura: il venir meno del vino buono che della festa era l’anima. Un imprevisto che avrebbe macchiato di imprevidenza quei giorni nuziali. Il maggiordomo, i familiari e soprattutto gli sposi non se ne sarebbero più dati pace.
Risolutivo è l’intervento di Maria. Con la sua arte di regista della situazione. Tutta occhi e tutta cuore. Un genio. Scongiura i tempi del disastro. Davvero Madre. Madre dell’umanità che nasce dal matrimonio, perché Madre di quel Gesù su cui pare esercitare il potere di madre per costringerlo ad intervenire pari suo. In realtà si è dimostrata madre in senso più profondo. Ha esercitato la sua funzione di Madre del Messia nel propiziare l’occasione di farlo uscire allo scoperto per la prima volta, di farlo entrare in scena da protagonista di salvezza: Gesù salva la famiglia in difficoltà. Maria si comporta, non di meno, da madre dell’umanità, interpretata dai servi, nel segnalare il Salvatore: “Fate quello che Egli vi dirà“. È questa la sua prima parola come Madre dell’umanità, da nuova Eva, “Donna“, come viene denominata da Gesù sia alle nozze di Cana sia sotto la croce: non a caso.
Questo testo fa un tutt’uno con la pagina di Isaia, in cui Dio si rivela lo Sposo del suo popolo e con la pagina di Paolo ai Corinti, in cui il matrimonio nel Signore può essere iscritto tra i carismi che edificano la Chiesa. I due testi, collegati dalla liturgia con il Vangelo, meriterebbero ampio commento.
Solo due sottolineature per le famiglie e per le comunità cristiane.
Di fatto Gesù ha dato avvio alla sua missione di salvezza entrando da protagonista nel vissuto di una famiglia appena costituita. Per essere Lui il Signore di questa nuova realtà di amore. Concretamente: quanto le nostre famiglie hanno coscienza di essere famiglia “in Cristo” che nel suo Spirito di Amore le ha costituite famiglia e compie ogni giorno il miracolo di tenerle cimentate con i suoi valori e le sue risorse? Seconda sottolineatura: quanto le nostre famiglie fanno ancora affidamento a Maria per la loro riuscita in conformità al progetto e alle attese di Dio, e per il superamento delle inevitabili difficoltà?
Giuseppe Zenti, vescovo
