Rito di ammissione di un candidato al presbiterato

Rito di ammissione di un candidato al presbiterato

Seminario Vescovile di Vittorio Veneto, venerdì 30 ottobre 2009

Gli esegeti fanno osservare che all’inizio e alla fine del racconto evangelico che abbiamo appena ascoltato (Lc 19,1-10) si trova il verbo “cercare”.

All’inizio: «Un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù».

Perché Zaccheo cercava di vedere quale fosse Gesù? Per curiosità? Per inquietudine? Per desiderio di cambiare vita? Forse per tutti questi motivi insieme. Ad ogni modo, all’inizio del brano sembra che la ricerca sia del tutto sua… il protagonista appare lui, Zaccheo.

Il verbo ritorna poi anche alla fine: «Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare…». Qui si rivela il vero protagonista: è Gesù, non Zaccheo. La ricerca 1ª e fondamentale è sua. Anzi: egli è venuto proprio per questo: «Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare…».

Questa sua ricerca coincide con il desiderio di salvezza verso chi si è allontanato da lui… ma più ampiamente verso ogni persona umana: «Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»

È, in secondo luogo, una ricerca che si traduce concretamente in una chiamata: «Zaccheo, scendi subito». Gesù, nella sua ricerca di Zaccheo, si rivolge direttamente a lui… lo chiama… gli mette urgenza: «Scendi subito!».

In terzo luogo osserviamo che non lo chiama immediatamente a seguirlo (come fa con altri), ma ad aprirgli la sua casa e ad accoglierlo, appunto, in casa sua: «Oggi devo fermarmi a casa tua». In realtà Zaccheo è chiamato ad aprire non solo la sua casa, ma, più profondamente, la sua vita e il suo cuore ad un incontro personale con Gesù… alla sua visita… ad una relazione con lui…

Infine vediamo che da questa chiamata e da questo incontro, accolti con gioia («In fretta scese e lo accolse pieno di gioia»), nasce in Zaccheo la conversione: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto“. Zaccheo aderisce alla causa di Gesù… fa suoi i sentimenti di Gesù. E questo realizza la sua salvezza: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa!“.

Caro Matteo, anche per te è avvenuta questa visita del Signore. Nel tuo cuore si è risvegliata e fatta pressante, ad un certo momento della tua vita, una ricerca spirituale… una ricerca di Gesù. Ma più profondamente e previamente era Gesù stesso che ti cercava. In forma molto discreta… servendosi di persone e situazioni diverse, Egli si è rivolto a te e ha fatto giungere al tuo cuore un appello: «Desidero fermarmi a casa tua… Desidero stabilire una relazione più profonda con te…».

Tu (come Zaccheo) hai accolto con gioia questa voce e questo appello; hai accolto la relazione personale che Gesù ti proponeva e da qui è sorta anche la tua risposta.

Un po’ alla volta, da questa relazione e dentro questa relazione, ha preso forma la chiamata a vivere il tuo rapporto con il Signore Gesù in un modo tutto particolare: quello della consacrazione sacerdotale… quello cioè di dedicarti a tempo pieno a far conoscere e incontrare Gesù ai fratelli. E anche tu – come Zaccheo – hai dichiarato la tua disponibilità: “Ecco, Signore, io ti do tutta intera la mia vita… sono disposto a seguirti per diventare tuo particolare collaboratore nel diffondere il tuo vangelo!».

Oggi siamo qui per accogliere e confermare – davanti al Signore – questa tua disponibilità e questo tuo proposito, riconoscendone la bontà e la validità.

Con questo rito di ammissione fra i candidati all’Ordine sacro per il sacerdozio, noi diciamo: «Riconosciamo – dopo la verifica fatta in questi anni – che la chiamata che hai sentito nel tuo cuore viene dal Signore. L’accogliamo (come l’hai accolta tu) e ti ammettiamo formalmente tra i candidati alla consacrazione sacerdotale».

A questo punto il tuo cammino, caro Matteo, diventa sempre più una ricerca di conformazione a Gesù sacerdote e pastore del suo popolo, che è la Chiesa.

Sarà un cammino ancora lungo e impegnativo ed esigerà di essere ulteriormente verificato. Infatti questa conformazione a Gesù non avviene automaticamente, ma richiede un impegno continuo di conversione per assumere le virtù, le attitudini e le competenze pastorali tipiche del presbitero pastore, a immagine di Gesù buon pastore.

In questo cammino però non sarai solo. Ti accompagniamo e ti accompagneremo con la nostra preghiera, che è la preghiera della Chiesa, affinché tu possa sempre mantenere il tuo cuore aperto e disponibile alla vocazione che il Signore ti ha rivolto e, proprio in questo modo, corrispondere con gioia e generosità, alla chiamata che il Signore ti ha rivolto a servizio del suo Vangelo, della sua Chiesa e dell’intera umanità.

Corrado Pizziolo, vescovo

7 Gennaio 2010