Ascoltate Lui!
Perfetta coincidenza, quest’anno, tra la domenica e la Festa della Trasfigurazione che ricorre il 6 agosto. Ovviamente, dal punto di vista liturgico, la Festa della Trasfigurazione ha per così dire la meglio, cioè la precedenza, sulla domenica 18° del tempo ordinario.
Ci fa da guida il Vangelo di Marco, che, anche nella descrizione dell’evento della Trasfigurazione, risente della predicazione di Pietro da lui espressa nella sua seconda lettera. L’evangelista indugia su realtà simbolo. Gesù sale di fatto sul monte, in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni. Ma è più che salire su un monte per una passeggiata. Il monte è il luogo delle apparizioni di Dio e Gesù apparirà trasfigurato. Le vesti sue diventano bianchissime, come il bagliore della luce divina. E già siamo introdotti alla terza immagine simbolo che è la nube, segno della presenza di Jawhé.
Già tutto è predisposto per la teofania, cioè per la manifestazione di Dio: nella persona del Figlio eletto e nella persona del Padre che ne esplicita l’identità inconfondibile ed inequivocabile: “Costui, Gesù, è il mio Figlio destinatario di tutto il mio amore (o agapetòs!)”.
Come gli altri sinottici, Matteo e Luca, anche Marco dà rilievo all’imperativo del Padre: “Ascoltate Lui“. Quel “Lui” altro non è se non la Parola definitiva ed assoluta del Padre. Dunque, per ascoltare il Padre, d’ora in poi occorrerà ascoltare Gesù. Non che tutto il resto perda significato. Ma lo ha in riferimento a Gesù. Gesù è affiancato da Mosè ed Elia che hanno predisposto il popolo alla venuta del Messia definitivo. La Parola dell’Antico Testamento, da essi rappresentata, è interamente finalizzata all’accoglienza del Messia in Cristo Gesù. Solo allora hanno assolto al loro compito profetico. E, una volta che il Padre segnala la presenza della Parola per la quale la Parola della Scrittura aveva senso, anche Mosè ed Elia si sottraggono. Non rimane che “Gesù solo con loro“. Come a dire che Lui basta a riempire di senso e valore la loro vita. Ma l’evento della Trasfigurazione non è fine a se stesso. Prelude al mistero pasquale di morte e di risurrezione, come Gesù in persona spiega ai tre discepoli nella discesa dal monte, lasciandoli tuttavia perplessi e carichi di interrogativi, comunque da tenere nel segreto del cuore per non esporli ad interpretazioni equivoche.
Un solo rilievo, fra i tanti possibili, per le nostre famiglie e le nostre comunità cristiane. Se Gesù è la Parola definitiva ed assoluta sul senso del vivere terreno incamminato a quello eterno, conviene disperdersi per rintracciare parole di senso? Se non sono in sintonia con “La Parola”, che è Gesù, come vanno vagliate? Come non divenirne prigionieri? Si tratta delle parole della moda, dei mass media, del chiacchierare su tutto, delle opinioni dettate dagli opinionisti. In definitiva, che significato ha per noi la segnaletica del Padre, assolutamente limpida, inequivocabile e determinata: “Ascoltate Lui!”? Riserviamo davvero incondizionato e prioritario l’ascolto di Lui?
Giuseppe Zenti, vescovo
