V domenica di Quaresima, anno B, 2 aprile 2006

La legge del chicco di grano che solo morendo risorge

Tutto ormai dice prossimità alla Pasqua. E la liturgia, attingendo il testo evangelico da Giovanni, ci immerge già in quella festa ebraica, che evocava la pasqua dell’esodo, nel cuore della quale Gesù compie la sua Pasqua: come nuova e definitiva alleanza.

Giovanni mette in rilievo un incontro singolare: alcuni greci, giunti per la festa, manifestano a Filippo il desiderio, anzi la volontà, di incontrarsi con Gesù: “Vogliamo vedere Gesù”.

Apparentemente Gesù è elusivo. Non dà il suo immediato consenso ad un incontro con questi stranieri. E alla richiesta risponde con una similitudine, con valore di allegoria: “Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.

È come se Gesù avesse obiettato: chi sono intenzionati a vedere questi greci? Un filosofo? Un maestro di vita? Un taumaturgo? Gesù è ben altro. Lui è il Messia che per far risorgere l’umanità fa dono sacrificale della sua vita. Lui è il crocifisso per amore! E perciò il risorto. In conformità alla legge impressa dalla natura nel grano, quella di accettare di morire per dare origine ad una vita nuova, moltiplicata.

Ormai Gesù è entrato nella sua Ora: l’ora appunto del chicco di grano. Momento supremo cui converge l’intera sua esistenza di messia. Ora da Lui sognata. E, al suo scoccare, anche temuta: “L’anima mia è turbata”. È un’Ora che sconvolge l’umanità di Cristo. L’Ora del rifiuto radicale. Della Croce! Assurda risposta a puro amore. Ma è anche l’Ora della risposta del Padre: la risurrezione!

E non la vive in solitudine isolata. Se la vive in prima persona, da protagonista, è per dare la possibilità a chi crede in lui di esserne partecipi: “Se uno mi vuol servire segua me e dove sono io sarà anche il mio servitore. Chi ama la sua vita la perde e chi subordina la sua vita al Regno in questo mondo la conserverà per la vita eterna”. Ecco allora la domanda sottesa: quei greci erano davvero disposti a diventare discepoli di un Messia che dà la sua vita per renderli capaci di dare, a loro volta, la propria vita in dono?

Da quell’Ora dipende la salvezza dell’umanità, attirata da un amore crocifisso: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. Ed è l’Ora della vittoria radicale e irreversibile sull’avversario, il diavolo: “Ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori”.

Davvero, al dire dell’autore della lettera agli Ebrei, Gesù in quell’Ora “imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono”.

Dunque, entrare nel flusso dell’Ora salvifica di Cristo è possibile solo alla condizione di mettersi in atteggiamento di accoglienza obbediente di quanto Lui ha realizzato mediante la sua Pasqua. Consentendo alla Pasqua della nuova ed eterna alleanza di raggiungerci nelle profondità del cuore, proprio come l’aveva profetizzata Geremia: “Una alleanza nuova” scritta nel cuore, totalmente disponibile all’amore di Dio: “Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo”.

Due proposte di approfondimento per le famiglie e per le comunità cristiane.

È vero che respiriamo tutti una cultura che esorcizza ogni forma di sacrificio, salvo poi caricare gli altri di croci. Ma quando è in causa l’Amore, che del sacrificio è germinazione, allora a nessuno che sia intenzionato ad amare può ritrarsene. Di fatto, l’Ora di Cristo, che prevede la legge del chicco di grano, entra nella nostra cultura, fa parte cioè del nostro pensare e agire, disposti a pagarne il prezzo per una rinascita spirituale, per una vera risurrezione dello spirito? Ed entra nei criteri educativi come un fatto indiscutibile?

La liturgia ci sta immedesimando nel mistero pasquale, con la sua celebrazione e con i suoi messaggi, perché liberamente ci lasciamo conquistare dal Crocifisso. Nella imminenza della Pasqua, ci lasciamo attirare da Cristo, fissando su di lui Crocifisso il nostro sguardo di fede, o ci lasciamo ancora attirare dal fascino delle cose facili e dall’incantesimo di un mondo da luna park? Che Pasqua intendiamo prepararci a celebrare?

Giuseppe Zenti, vescovo

29 Marzo 2006