XXII domenica del T.O., anno B, 3 settembre 2006

L’igiene del cuore

C’è una abissale differenza fra religiosità ritualistica e vita di fede. La pagina del Vangelo di Marco offerta dalla liturgia della 22° domenica del tempo ordinario ne affronta la problematicità.

Non c’è dubbio che una religiosità rituale, sostanzialmente formale ed esteriore, è più appetibile e abbordabile di una vita di fede. Per così dire è più popolare. A portata di tutti. La religiosità rituale infatti si appaga di osservare alcune pratiche imposte da leggi umane e da tradizioni consolidate che danno l’imprinting ad un vivere sociale. Di fatto però la persona non viene intaccata nelle profondità del suo essere, del suo pensare, amare e decidere liberamente.

Simbolo di tale religiosità, come rileva Marco, erano i Farisei e gli Scribi del tempo di Gesù. Facendo perno su se stessi, di cui avevano un alto concetto, proverbialmente superbo, consideravano le stesse tradizioni dei Padri motivo di vanto e di ostentazione, e non una ragione di conversione a Jawhé. Di conseguenza Gesù non teme di smascherarne la non autenticità religiosa: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

La vera religiosità, quella in Spirito e Verità, è data invece dalla adesione a Dio con una fede limpida e sincera. Una adesione che ha le sue radici nell’interiorità dell’uomo.

È proprio nell’interiorità che Gesù segnala il terreno in cui mette radici ogni genere di albero da frutto spirituale (l’immagine è di Gesù stesso: cfr Mt 7, 17), sia in male che in bene.

La religiosità autentica esige la disponibilità a lasciarsi purificare il cuore da tutte le possibili contaminazioni che espongono l’interiorità a costante rischio di infarto spirituale. In particolare, Marco ne segnala dodici: “Dal di dentro di noi, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: prostituzioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”.

Davvero c’è bisogno ogni giorno di una igiene del cuore, affidata all’azione dello Spirito.

Almeno un messaggio per le famiglie e le comunità cristiane. In un clima culturale che privilegia l’esteriorità, le apparenze, la bella figura… occorre del coraggio per andar controcorrente. Mettendo al centro di un percorso formativo, senza sosta, l’attenzione all’interiorità per poterla coltivare al meglio, tenendola disinfestata, anche grazie alla Confessione sacramentale, gioiosamente e assiduamente cercata, dalle provocazioni che ci assediano ogni giorno, anzi, giorno e notte, magari con l’imperversare di certi siti mass mediatici che mirano proprio ad intorbidare l’interiorità.

L’igiene del cuore è il fior fiore dell’amore alla propria persona.

Giuseppe Zenti, vescovo

29 Agosto 2006