Santuario di Motta di Livenza

Per la celebrazione del Transito di San Francesco, a 800 anni dalla morte

sabato 3 ottobre 2026

Abbiamo ascoltato il racconto del passaggio da questo mondo al Padre di Francesco d’Assisi e abbiamo tutti in mente il modo in cui Gesù ha vissuto, sulla croce, questo stesso passaggio. Due “transiti” ben diversi, quanto al modo del loro svolgersi. Ma il transito di Francesco non può essere compreso se non in relazione a quello di Gesù.

Leggendo alcune riflessioni sul tema “morte” ho incontrato questi versi del poeta austriaco Rainer Maria Rilke:

O Signore, concedi a ciascuno la sua morte;
frutto di quella vita
in cui trovò amore, senso e pena (da Poesie. I, Einaudi 1994, p. 243).

A ciascuno la sua morte, è vero. Ogni morte è un evento personale e, in fin dei conti, solitario. Eppure, è anche vero che la morte di ciascuno è sempre in rapporto alla morte degli altri.

Non credo sia esagerato dire che la morte di ogni altra persona – per quanto lontana, estranea, sconosciuta – tocca anche me, in modo nascosto e indicibile ma reale. Così come la mia morte toccherà in modo misterioso ma reale anche tutti gli altri esseri umani. Siamo un’unica umanità, siamo uniti gli uni agli altri, indissolubilmente, nella vita e nella morte.

Tanto più si può dire questo per la morte del Figlio di Dio fatto uomo, dal momento che «con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo, a ogni uomo» (Gaudium et spes, 22).

Il transito di Francesco, con la serenità che lo accompagna, è stato reso possibile da quello del Figlio di Dio, dall’amore con cui Gesù ha amato i suoi “sino alla fine”. Ma ogni altro transito, anche quello più tormentato, non è senza rapporto con il transito di Gesù, dal doloroso passaggio da questo mondo al Padre.

Nel suo transito, Francesco «invitava tutte le creature alla lode di Dio, e con certi versi, che aveva composto un tempo, le esortava all’amore divino». La celebrazione del Transito conclude anche il “Tempo del Creato”, aperto all’inizio del mese di settembre con la veglia diocesana a Gainiga, il 5 settembre. L’invito alla lode, rivolto da Francesco alle creature in prossimità della propria morte, ci ricorda la precarietà di questo mondo, ma anche il valore di ogni cosa. Ci ricorda che tutto è connesso, in vita e in morte.

4 Ottobre 2026