Chiesa Cattedrale, domenica 8 giugno 2025
Nella preghiera con la quale è iniziata la celebrazione della Messa – la preghiera di Colletta – abbiamo chiesto a Dio di continuare oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi da lui operati agli inizi della predicazione del Vangelo.
Che cos’è un prodigio? Un fatto straordinario? Una magia? Non esattamente. Se risaliamo all’origine del termine prodigio, scopriamo che esso si riferisce a qualcosa che ha a che fare con il “preannuncio”: una parola o un fatto che anticipa un evento importante.
Nella prima lettura abbiamo ascoltato il racconto di un prodigio “operato agli inizi della predicazione del Vangelo”. Di che cosa si tratta? Un gruppo piuttosto numeroso di discepoli di Gesù, circa centoventi persone (cfr. At 1,15), compresi gli apostoli, Maria e altre donne, si trovava insieme, cinquanta giorni dopo la Pasqua (come noi oggi!) e tutti hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo che li ha resi capaci di comunicare la buona notizia della risurrezione di Gesù e di essere compresi da persone che parlavano lingue diverse dalla loro.
Si è trattato di un “prodigio”, di un vero “preannuncio”: ha preannunciato lo stile della missione della Chiesa, inviata per far conoscere Gesù a tutti, indipendentemente dall’appartenenza nazionale di ciascuno.
Ora io vi dico che un prodigio simile continua oggi, proprio come abbiamo chiesto nella preghiera iniziale. La nostra preghiera è stata esaudita.
Come faccio a dirlo? Lo dico perché vi vedo qui. Voi ragazzi e ragazze siete un piccolo prodigio, siete il preannuncio di qualcosa di grande. Vi è data la possibilità di accogliere il dono dello Spirito Santo, di “confermare” la fede del vostro battesimo e di vivere come Gesù ci ha insegnato. Questa è una cosa grande e bella: vivere come Gesù, con Gesù.
Ma che vita è quella che Gesù ci ha insegnato?
Provo a dirlo prendendo le parole di San Paolo, quelle della seconda lettura, e cercando di spiegarle. Non sono parole facili, immediatamente comprensibili. Ci vuole un orecchio allenato per capirle, ma contengono un grande insegnamento: «Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi»; «… noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete».
Cosa intende San Paolo con la parola “carne”? Non si tratta semplicemente delle passioni più basse, degli istinti che facciamo fatica a dominare con la volontà e con la ragione. Quando San Paolo parla della “carne” si riferisce al modo di agire e di pensare di chi si chiude in se stesso. Lo Spirito, al contrario, è apertura all’altro e apertura a Dio. Si tratta allora di scegliere fra la chiusura in se stessi e l’apertura a Dio e agli altri.
Noi vediamo quali sono le conseguenze terribili della chiusura in se stessi: vediamo le guerre, i massacri, l’abbandono di chi avrebbe solo bisogno di essere aiutato a vivere o, almeno, a sopravvivere.
Vediamo, d’altra parte, i buoni frutti di chi sa aprirsi al bene.
Preghiamo insieme perché il dono che fra poco riceverete vi permetta di superare la tentazione di chiudervi in voi stessi e vi faccia sempre scegliere pensieri e azioni che danno vita.
Avete sentito, sempre nella seconda lettura, che lo Spirito ci rende “figli adottivi” e fa sì che gridiamo «Abbà! Padre!». Non dimenticatevi di fare spazio allo Spirito che grida in noi, che ci fa dire le parole che Gesù ci ha insegnato per pregare: Padre nostro…
Anche dire ogni giorno il Padre nostro è un prodigio operato dallo Spirito Santo.
