Duomo di Serravalle di Vittorio Veneto,
venerdì 22 agosto 2025
La storia di Santa Augusta appartiene alla memoria di molti di voi, suppongo della maggior parte di voi che siete nati o vivete da tempo a Serravalle.
Io sono stato raggiunto da questa storia più recentemente. Era stato da poco nominato vescovo di Vittorio Veneto quando un amico prete mi ha detto: «Sai che a Vittorio Veneto c’è un santuario dove si va a chiedere la grazia di essere guariti dal mal di schiena?». Questo amico, che soffriva di mal di schiena, era effettivamente venuto al Santuario per questo motivo e pare ne avesse tratto beneficio. Io sono salito a Santa Augusta qualche settimana fa ma era lunedì e ho trovato il Santuario chiuso: devo perciò ancora provare l’efficacia del gesto che la tradizione richiede sia fatto per accompagnare la richiesta della grazia.
Sia come sia, la tradizione legata a Santa Augusta e al suo Santuario ci raggiunge da tempi lontani e non è necessario qui ripercorrerla. Mi permetto però di far notare come la storia di Santa Augusta, nella quale si intrecciano testimonianze documentarie, narrazioni fantasiose e una vivace devozione, possa aprire prospettive molto attuali, se misurata con il metro della Parola di Dio che ci raggiunge attraverso la Sacra Scrittura.
Nella storia di Santa Augusto ci sono due elementi di forza che vorrei evidenziare.
- Anzitutto, essa ci collega alle origini della presenza del cristianesimo nel nostro territorio, a un momento di passaggio da una civiltà a un’altra. Dopo i secoli dell’Impero Romano arrivano qui alcuni gruppi di migranti dall’Europa nord-orientale. Questo fatto dà luogo a scontri e incontri, in particolare all’incontro con il cristianesimo.
Viviamo anche noi un momento di passaggio. A ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale vediamo ridisegnarsi le relazioni fra le nazioni, gli scontri fra vecchi e nuovi centri di potere, l’affacciarsi di nuovi soggetti sulla scena mondiale.
In questo passaggio a noi è chiesto di accogliere come “novità” il Vangelo di Gesù Cristo. È una novità, non perché non lo conosciamo, ma perché è l’incontro con un vivente, con colui che “fa nuove tutte le cose”.
- Il secondo elemento di forza che ci raggiunge attraverso la storia di Santa Augusta è la consapevolezza che questo passaggio – il passaggio alla novità del Vangelo – non ci lascia tranquilli. Ci chiede di prendere posizione e di non stupirci di fronte all’incomprensione, anche di quella delle persone che ci sono più vicine.
Conoscete quello che racconta la tradizione sulla morte di Augusta, come a ucciderla sia stato il suo stesso padre, incapace di accettare la scelta della figlia di aderire alla fede cristiana.
Gesù aveva prefigurato questo scenario: «Sono … venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia della madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa». Non che avesse avuto il gusto di creare conflitti: sapeva piuttosto che seguirlo vuol dire camminare sulla sua stessa via, quella della croce, del dono di sé. È capitato agli apostoli, a San Paolo, a Santa Augusta e capita a tanti, anche oggi.
La vicenda di Santa Augusta ci fa pensare anche a tanti drammi di cui troppo spesso ci giunge notizia: drammi familiari, femminicidi, violenze di tutti i tipi.
Celebrare la sua festa, oggi, significa impegnarsi per far sì che queste cose accadano il meno possibile; impegnarsi per favorire un clima di rispetto fra le persone, dove non si deridono e non si guardano con sospetto coloro che si prendono cura dei più piccoli, magari dando loro “un solo bicchiere d’acqua fresca”.
In questo clima, di festa e di impegno, accogliamo l’invito di Papa Leone XIV a pregare e a digiunare oggi per invocare dal Cielo il dono della pace e della giustizia.
Sant’Augusta, che ha praticato la giustizia anche di fronte al comportamento iniquo del padre, interceda per noi, per Serravalle, per la diocesi di Vittorio Veneto, per il mondo intero.
