Omelia tenuta durante la S. Messa celebrata in occasione della chiusura in Diocesi dell’Anno Giubilare

Chiesa Cattedrale, domenica 28 dicembre, Santa Famiglia

Il racconto dell’evangelista Matteo ci presenta una famiglia in movimento: da Betlemme all’Egitto, dall’Egitto a Nazaret.

È un movimento provocato da tre eventi puntuali: la minaccia rappresentata da Erode, la morte del persecutore, la presa di potere da parte di un suo poco raccomandabile successore.

Ma non sono solo questi fatti a mettere in movimento Giuseppe, la sua sposa e il figlio nato da lei. C’è da una parte la parola dell’angelo, dall’altra la voce dei profeti, uno di essi chiaramente identificato, Osea (la frase «dall’Egitto ho chiamato mio figlio» si trova nel suo libro), gli altri – quelli che hanno detto «sarà chiamato Nazareno» – con un profilo meno definito.

Non si tratta quindi di un movimento dovuto solo a necessità esteriori. È un movimento che fa percorre anche a Gesù e alla sua famiglia la strada che già fece l’antico Israele quando dovette scendere in Egitto e quando dall’Egitto fu condotto verso la terra della libertà. Come per dire che nel suo farsi carne il Figlio di Dio entra fino in fondo nella storia di un popolo chiamato a camminare nella speranza, sapendo che «non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (Eb 3,14)

Il Giubileo ci ha messi in movimento, proprio come pellegrini di speranza.

Ha messo in moto tante parrocchie, tanti gruppi, tante aggregazioni. In tanti siete partiti dalla nostra diocesi per andare a Roma (io, in quest’anno giubilare, ho fatto la strada inversa…).

In alcuni casi il pellegrinaggio a Roma è stata l’occasione per un incontro con il nuovo vescovo, prima ancora del suo arrivo a Vittorio Veneto. Ricordo il pellegrinaggio diocesano guidato da Mons. Martino Zagonel e l’incontro in piazza San Pietro del 2 marzo, a pochi giorni dalla mia nomina. Poi il pellegrinaggio organizzato dalla Pastorale delle Salute e dall’Unitalsi con i malati e gli infermi, quello della parrocchia di Sacile e dei ministri della comunione (ci siamo incontrati a Santa Maria Maggiore). I pellegrinaggi sono proseguiti con ritmo intenso durante e dopo l’estate: catechisti, cori, chierichetti, persone assistite dalla Caritas, adolescenti, giovani. Quest’ultimo, il pellegrinaggio dei giovani, è stato molto coinvolgente anche per me grazie alla Messa celebrata con loro il sabato precedente la Veglia e la Messa presieduta da papa Leone.

Nell’ultimo numero del settimanale L’Azione c’è una bella rassegna delle tante iniziative giubilari.

Con questa Messa, oltre che ringraziare per il dono giubilare dell’indulgenza, per l’incontro con Papa Francesco, prima, e con papa Leone, poi, vogliamo dire grazie anche a tutti coloro che si sono impegnati nell’organizzazione, tutt’altro che semplice, di questi momenti giubilari.

Abbiamo accolto l’invito a metterci in movimento non solo macinando chilometri ma facendo spazio dentro di noi e attorno a noi alla speranza: questa piccola virtù che prende per mano e conduce la fede e la carità verso il futuro che Dio intende donarci.

Abbiamo sperimentato la fatica e la bellezza del cammino condiviso.

Spero – ancora lei, la speranza che non delude – che questo cammino abbia fatto crescere in tanti il gusto di essere Chiesa, popolo di Dio chiamato a percorrere i sentieri del tempo per testimoniare la gioia del Vangelo.

San Paolo, scrivendo ai cristiani di Colossi, dà alcune precise indicazioni sul modo in cui si può custodire e testimoniare questa gioia.

Permettetemi di riprendere alcuni passaggi: «Rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi un altro».

L’apostolo non è un ingenuo, non è un idealista. Conosce la realtà come spesso è, segnata da egoismi e da cattiverie, ma sa anche bene che cosa è realisticamente possibile. È davvero possibile vivere da cristiani, anche oggi, anche in famiglia.

I modi concreti possono cambiare nel tempo. Oggi sarebbe difficile esprimersi negli stessi termini di San Paolo, quando si tratta delle relazioni fra marito e mogli, tra figli e genitori. Anche se San Paolo andava molto al di là, quanto a riconoscimento della dignità di ciascuno membro della famiglia, rispetto ai criteri comuni al suo tempo.

Ripeto: è possibile anche oggi vivere da cristiani, affrontando la vita con tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine, così che la pace di Cristo regni nei nostri cuori. Continuiamo a muoverci in questa direzione, almeno nel desiderio, certi che la speranza non delude.

Vittorio Veneto
28/12/2025

28 Dicembre 2025