Omelia tenuta durante i primi Vespri della Solennità di San Tiziano, patrono della Diocesi

Cripta della Chiesa Cattedrale, giovedì 15 gennaio 2026

 Lo scorso 5 giugno, incontrando il presbiterio diocesano, ho accennato a quanto sia importante “condividere le memorie”.

Riprendo, in questo momento solenne, alcune parole pronunciate in quell’occasione, parole che non valgono solo per i rapporti nel presbiterio. Dicevo: «Bisogna discernere fra le tante memorie, personali e collettive. Ci sono memorie che vanno coltivate con gratitudine. Possono esserci memorie ferite che vanno risanate o che vanno semplicemente accettate come tali. Alcune memorie forse vanno affidate all’oblio: c’è infatti un oblio necessario, che non è rimozione del vissuto ma disponibilità a guardare al futuro senza lasciarsi appesantire troppo dal passato. Ci sono memorie buone da far affiorare e da condividere: sono quelle che possono aiutarci a vivere il nostro impegno nel presente, sostenuti dalla speranza che ci permette di guardare al futuro con fiducia, senza paura. Non c’è speranza perché c’è futuro ma c’è futuro perché c’è speranza».

Tra le memorie buone da far costantemente affiorare e da condividere c’è senza dubbio quella che lega la nostra Chiesa diocesana al Santo Patrono Tiziano e ai vescovi che, in tempi e modi diversi, hanno mantenuto vivo questo legame. Ricordiamo in particolare in vescovo Corrado che mi ha scritto: «desidero esprimere a te e – attraverso di te – a tutti i sacerdoti, ai diaconi, ai consacrati e consacrate e a tutti i fedeli che celebrano questa festa, il mio saluto e la mia partecipazione spirituale a quanto state vivendo. Invoco l’intercessione di S. Tiziano su di te e su tutta la nostra cara diocesi che il Signore ti ha chiamato a guidare, perché la sostenga nel suo percorso di fedeltà al Vangelo di Gesù e la renda segno vivente di speranza e di carità per tutta la società in cui è inserita».

La cripta in cui ci troviamo è per eccellenza luogo della memoria. È un luogo nascosto – una “cripta”, appunto – che, custodendo i segni di una memoria viva, nel passare degli anni e dei secoli ci collega al gesto di Colui che, spezzando il pane e condividendo il calice, disse: «Fate questo in memoria di me».

La cripta è anche un’immagine del grembo materno, del grembo della madre che è la Chiesa. Valgono a questo proposito le ultime parole del Salmo 112: «Fa abitare la sterile nella sua casa quale madre gioiosa di figli». Le nostre comunità talvolta possono sembrare segnate da forme diverse di sterilità: il Signore non si stanca di guardare nei cieli e sulla terra ed è certamente capace di rendere feconde anche la nostra Chiesa.

San Tiziano interceda perché sia generosa la nostra risposta all’azione vivificante dello Spirito del Risorto così che possiamo far nostro, in questo tempo e in questo territorio, il modo di agire di colui che «rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati, libera i prigionieri, ridona la vista ai ciechi, rialza chi è caduto, protegge lo straniero, sostiene l’orfano e la vedova».

Vittorio Veneto
15/01/2026

15 Gennaio 2026