Chiesa Cattedrale, mercoledì 18 febbraio 2026
Non mancano suggerimenti e indicazioni per vivere da cristiani il tempo che oggi inizia e che, a Dio piacendo, ci porterà a vivere i giorni santi della Pasqua rinnovando le promesse del nostro Battesimo, con la gioia di chi si riconosce rinato, per grazia, a una vita nuova. Con la gioia di chi si lascia riconciliare con Dio.
Non mancano gli aiuti per non accogliere invano la grazia di Dio nei quaranta giorni che ci stanno davanti.
Papa Leone XIV, lo scorso 5 febbraio, ha pubblicato un messaggio nel quale ci esorta a vivere questo tempo dando spazio all’ascolto (della Parola di Dio attestata nella Sacra Scrittura ma anche del grido che sale da coloro che si trovano nella sofferenza e subiscono ingiustizia); al digiuno (dal cibo ma anche dalle parole che feriscono il prossimo); alla consapevolezza di essere chiamati a un cammino da fare insieme, non come singoli individui più o meno devoti, ma come Chiesa.
Nel mio piccolo, anch’io ho inviato alla diocesi un breve messaggio quaresimale, suggerendo alcuni modi concreti per vivere le tre pratiche che dovrebbero caratterizzare la Quaresima cristiana, quelle che Gesù stesso richiama nel Vangelo odierno: l’elemosina, la preghiera, il digiuno.
Vi invito a leggere, se potete, il messaggio di papa Leone e, magari, anche il mio.
Ora pongo solamente un interrogativo: che cosa può impedirci di vivere da cristiani questo tempo di grazia?
Intravedo un duplice possibile impedimento.
Il primo è l’idea di non avere bisogno di convertirci. Siamo già cristiani, non combiniamo troppi guai, non facciamo danni al prossimo (almeno intenzionalmente). Perché preoccuparci tanto? Andiamo avanti così, che va bene. Se la pensiamo davvero così, rischiamo proprio di perdere il momento favorevole della salvezza.
Il secondo impedimento è l’idea che la conversione, il passaggio a una vita buona e giusta, non sia veramente possibile. Sappiamo di avere tanti difetti, sappiamo che talvolta ci comportiamo in un modo che fa soffrire gli altri, sappiamo di essere tendenzialmente egoisti, preoccupati di noi stessi, del nostro buon nome, del nostro benessere ma… non possiamo farci altri. Siamo fatti così.
Quante volte per giustificare comportamenti poco corretti abbiamo detto e abbiamo sentito dire: «Sono fatto così … che cosa posso farci?».
È questo che spesso ci impedisce di sperimentare quanto è bello essere cristiani. Se Gesù, nel Vangelo, ci chiama alla conversione è perché sa che noi esseri umani possiamo realmente cambiare in meglio.
Non vorrei essere banale, ma anche coloro che studiano il funzionamento del cervello e del nostro sistema nervoso riconoscono che esso è dotato di una notevole plasticità, per tutto il corso della vita. Il cervello – con tutto ciò che rappresenta – non è un organo statico, ma un sistema dinamico capace di evolvere in meglio anche in età adulta, rimodulando le conoscenze e le emozioni.
Non siamo semplicemente “fatti così”. Siamo fatti per tendere al bene e ogni giorno della Quaresima può essere momento favorevole per orientare la nostra vita al bene, alla giustizia più grande, quella che il Padre che è nei cieli saprà ricompensare.
