Omelia tenuta durante la S. Messa celebrata nella Festa della Beata Vergine Maria dei Miracoli

Santuario di Motta di Livenza, lunedì 9 marzo 2026

Sir 2,6-11.18; Sal 103; Gal 24,1-5; Gv 2,1-11

«Non hanno vino» (Gv 2,3).

L’occhio attento della Madre si accorge che manca qualcosa.

Nella fede, possiamo essere certi che lo sguardo materno di Maria è rivolto anche oggi su un’umanità alla quale manca qualcosa per poter vivere la festa alla quale Dio fin dal principio ha invitato la creatura fatta “a sua immagine e somiglianza”.

Se ci manca qualcosa di essenziale per entrare e rimanere nella gioia non è perché Dio si sia dimenticato o addirittura si sia rifiutato di darci tutto quello che ci serve. La Sacra Scrittura, nell’Antico e nel Nuovo Testamento, ci mostra come la mancanza del vino buono – la mancanza di pace, di giustizia, di gioia – deriva da una serie scelte, di atti di libertà, che hanno portato e continuano a portarci su vie sbagliate. Da queste scelte perverse nascono violenza, disprezzo della dignità delle persone, guerre e soprusi di ogni genere.

Di fronte a questa mancanza di bene, conseguenza della colpa misteriosa e realissima che il linguaggio della Chiesa chiama “peccato originale” e, allo stesso tempo, conseguenza di tutte le colpe con le quali rendiamo attuale questo peccato, Dio non si volta dall’altra parte.

Ascoltando e meditando le pagine della Sacra Scrittura scopriamo che Dio rimane fedele all’invito originario. Più ancora: scopriamo che questo invito è diventato irrevocabile e definitivo, dal momento che Dio Padre ha mandato nel mondo suo Figlio, nato da donna, perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Il segno di Cana, il “primo dei segni” compiuti dal Figlio di Dio fatto uomo, annuncia che è ancora possibile far festa. Annuncia che ci è donato un vino buono.

Con il suo sguardo materno e con la sua piena fiducia nel Figlio, la Madre gli dà modo di anticipare la sua ora, l’ora della croce e della risurrezione, l’ora del dono dello Spirito Santo e della salvezza. L’acqua diventa vino, la festa può continuare. È il primo dei segni.

Da più di cinque secoli in questo Santuario la Vergine Maria è venerata come “Madonna dei Miracoli” grazie a tanti “segni” intravisti da chi ha confidato in Dio con l’atteggiamento suggerito dalle parole del Siracide: «Affidati a lui ed egli ti aiuterà … Voi che temete il Signore, confidate in lui … sperate nei suoi benefici … Gettiamoci nelle mani del Signore …» (Sir 2,6-18).

Quelli che chiamiamo “miracoli” sono in realtà segni che anticipano, provvisoriamente ma efficacemente, la festa che attendiamo con speranza per la fine dei tempi. È stato un “segno” l’incontro di Giovanni Cigana con la Vergine Maria il 9 marzo del 1510. È un “segno” il voto fatto dal popolo di Motta e che si rinnova di anno in anno in questa occasione.

Anche i gesti con cui operiamo a favore della giustizia, della pace, dei diritti dei più deboli sono “segni” che anticipano e preparano la gioia Paradiso.

Ci sono quindi “segni” da riconoscere: quelli attraverso i quali Dio continuamente agisce nella storia.

Ci sono “segni” da chiedere con fiducia nella preghiera.

Ci sono “segni” da realizzare, da mettere in atto investendo le nostre energie migliori là dove siamo chiamati a vivere e a operare, ciascuno e ciascuna secondo le sue possibilità, i suoi doni, le sue responsabilità.

Lasciamoci educare da Maria per imparare a riconoscere i segni con i quali Dio ci accompagna verso il Paradiso.

Affidiamoci all’intercessione di Maria per chiedere i segni di cui abbiamo bisogno per essere sostenuti nel nostro cammino in questo mondo.

Impegniamoci però anche a far sì che le nostre azioni siano segni belli di un’umanità capace, nonostante tutto, di vivere secondo verità e giustizia.

Concludo con una preghiera di San Francesco d’Assisi, nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della sua morte. È l’antifona dell’Ufficio della Passione da lui composto:

Santa Maria Vergine,

nel mondo tra le donne non è nata alcuna simile a te,

figlia e ancella dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste.

madre del Santissimo Signore nostro Gesù Cristo,

sposa dello Spirito Santo;

prega per noi con San Michele Arcangelo e con tutte le potenze angeliche dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro.

Amen.

(Fonti Francescane, 281).

Motta di Livenza
09/03/2026

9 Marzo 2026