Chiesa Cattedrale, domenica 29 marzo 2026
Abbiamo ascoltato una storia nota.
Dubito che ci sia qualcuno tra noi, qui in Cattedrale, che ha sentito questa storia per la prima volta. Tutti noi, o quasi tutti, sapevamo dall’inizio quali erano i personaggi coinvolti nella vicenda e come sarebbe andata a finire.
Questa storia, però, viene raccontata oggi e l’oggi nel quale viviamo ci chiede di accoglierla in modo nuovo.
Ciascuno si senta chiamato ad accoglierla nel suo oggi.
Insieme la accogliamo nell’oggi di un’umanità che si muove incerta fra cambiamenti inediti: guerre che sconvolgono equilibri che, bene o male, duravano da qualche decennio; trasformazioni nel mondo del lavoro, della scuola, della ricerca, della comunicazione determinate dal ricorso sempre più pervasivo dell’intelligenza artificiale.
Accogliamo la storia della Passione nell’oggi del nostro territorio, segnato da un certo benessere ma anche dall’invecchiamento della popolazione e dalla fatica di tanti giovani di intravedere un futuro se non trasferendosi all’estero (sono ben 56.000 i giovani veneti che dal 2011 al 2024 hanno cercato e trovato lavoro altrove).
Accogliamo insieme questa storia nell’oggi della vita della Chiesa, popolo di Dio chiamato a rinnovare lo stile e le forme della sua testimonianza e del suo servizio al Vangelo, nella strada tracciata dal Concilio Vaticano II, dall’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco, dagli insegnamenti di Papa Leone XIV.
In questo oggi la storia della Passione continua a interpellarci e ci indica la direzione da prendere: quella di chi non si preoccupa di salvare se stesso ma ha a cuore il bene degli altri, a cominciare da quello di chi non può farcela da solo.
«Salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio e scendi dalla croce!»: con queste parole i passanti, i capi dei sacerdoti, gli scribi, gli anziani si rivolgono a Gesù, facendosi beffe di lui.
La scelta di Gesù è stata un’altra: non si è preoccupato di salvare se stesso ma di salvare gli altri, offrendo una possibilità di salvezza anche quelli che l’avevano inchiodato sulla croce.
Noi possiamo continuare a vivere e a sperare proprio grazie a questa scelta che si si rinnova quando celebriamo la Santa Messa, pronunciando le parole stesse di Gesù: «Questo è il mio corpo … questo è il mio sangue dell’alleanza».
Anche oggi si rinnova la scelta di Gesù e ci offre la possibilità di rinnovare la nostra scelta di seguirlo sulla via della croce, verso l’Ottavo giorno, il giorno della risurrezione
