Omelia tenuta durante la Veglia Pasquale

Chiesa Cattedrale, 4 aprile 2026

Questa è una notte nella quale accade qualcosa.

Non è solo una notte nella quale “ricordiamo” che “è accaduto” qualcosa. Non ci limitiamo a constatare un fatto, per quanto straordinario, ossia che Gesù, il crocifisso, è risorto dai morti.

Noi celebriamo questo avvenimento. L’Unità Pastorale di Ceneda, con le otto parrocchie di Carpesica, della Cattedrale, di Cozzuolo, Formeniga, Meschio, Salsa, San Giacomo di Veglia, Santi Pietro e Paolo, è qui per celebrare la Pasqua con il Vescovo, rappresentando così anche tutta la comunità diocesana, unita a tutte le comunità che nel mondo celebrano la Pasqua, anche là dove la celebrazione è resa difficile da circostanze drammatiche, come a Gerusalemme, in Terra Santa, dove c’è il Vescovo Giacinto Boutros Marcuzzo, partito dalla nostra diocesi, e dove c’è anche il nostro don Andrea Santorio.

Celebriamo la Pasqua.

Celebrare, per noi cristiani, significa essere coinvolti in un evento che accade qui e ora. Questo evento è l’incontro con Gesù Cristo, il Vivente.

Come lo incontriamo? Nella luce della fede, certo. Ma anche attraverso almeno tre segni che toccano i nostri sensi.

  • Il primo segno è la Parola delle Sacre Scritture.
  • Il secondo segno è il battesimo.
  • Il terzo segno è la celebrazione dell’Eucaristia.
  1. Ascoltando le letture che sono state proclamate e unendoci al canto dei salmi e dell’alleluia, abbiamo ripercorso il cammino che dalla creazione del mondo giunge “all’alba del primo giorno della settimana”. Attraversato il Mar Rosso, con il sostegno della parola dei profeti Isaia ed Ezechiele siamo approdati all’Ottavo giorno, nel quale la creazione trova il suo compimento.

In realtà, se ci pensiamo bene, è partendo dal compimento, dalla Risurrezione di Gesù, che possiamo comprendere il senso della creazione, il motivo per cui c’è qualcosa e non il nulla.

  1. Tra poco celebreremo il battesimo di tre adulti – Alma, Lucas Agostino, Roberto – che hanno incontrato Gesù nella loro vita, hanno maturato ed espresso il desiderio di essere uniti a lui e al suo corpo, la Chiesa, e si sono preparati a questo con un lungo cammino.

Celebreremo il battesimo di una bambina nata da poco, Costanza Esperia, per la quale i genitori, e noi con loro, desiderano e chiedono il dono più bello: il dono di una vita associata anche sacramentalmente a quella di Gesù.

Ma è anche il nostro battesimo, quello che la maggior parte di noi ha ricevuto da piccoli, a splendere di nuova luce in questa veglia.

Quando sono arrivato a Vittorio Veneto, mi è stato detto che dal 2008 al 2011 la diocesi ha vissuto un bel cammino triennale incentrato sul tema: Chiamati a riscoprire e a vivere la dignità battesimale. Il cammino era scandito in tre tappe: 1. Figli nel Figlio e fratelli nella Chiesa, 2. Valorizzare e promuovere le Vocazioni e i Ministeri nella Comunità, 3. Il singolo battezzato e la comunità cristiana in missione nel mondo. Ho preso in mano e ho sfogliato gli orientamenti pastorali di quegli anni. Sono passati quindici anni ma la chiamata a riscoprire e a vivere la dignità battesimale rimane quanto mai attuale. Non è una moda passeggera. Spero che per chi tra noi ha vissuto quel cammino – immagino che qualcuno ci sia – questa Veglia pasquale sia l’occasione per ritrovare lo slancio di allora. È su questa strada che continueremo a camminare, come diocesi, in questo tempo, anche con gli orientamenti pastorali che saranno consegnati a Pentecoste

  1. Dopo che avremo celebrato il battesimo dei catecumeni e rivissuto il nostro battesimo, potremo accostarci alla mensa dell’Eucaristia, là dove il Vivente, il Risorto, si dona a noi come cibo che fa vivere, nel tempo e nell’eternità.

Celebriamo così la Pasqua di Gesù che, risorgendo dai morti e donandoci il suo Spirito, è diventato e sarà per sempre la nostra pace.

Vittorio Veneto
04/04/2026

4 Aprile 2026