Inizia il tempo di Avvento. Si apre davanti a noi il cammino che di giorno in giorno, di domenica in domenica, ci darà la possibilità di accogliere il dono che Dio Padre ha fatto una volta per sempre all’umanità attraverso le parole, i gesti, gli sguardi, la persona di Gesù. Un dono che continuamente si rinnova per l’azione discreta ed efficace dello Spirito Santo.
Mi rivolgo a tutti e a tutte, come vostro Pastore, con il desiderio e l’augurio che sia data a ciascuno di noi, e alla comunità diocesana nel suo insieme, la possibilità di far spazio a questo dono – nel cuore, nei pensieri, nelle azioni – un po’ come gli ha fatto spazio Maria di Nazaret con il suo “eccomi”.
La Chiesa di Dio che è a Vittorio Veneto inizia il nuovo anno liturgico assieme al nuovo vescovo. A me, vescovo da poco più di sei mesi, è chiesto di proseguire la missione dei vescovi che mi hanno preceduto. Il mio compito, al quale si associano i presbiteri e i diaconi, è quello di riconoscere il tanto bene che Dio ha seminato nei solchi di questa Chiesa; di mettere in guardia da tutto ciò che potrebbe minacciare e compromettere la maturazione di quanto è stato seminato; di aiutare a raccogliere i buoni frutti che la grazia di Dio ha fatto maturare, perché siano condivisi e permettano a tanti di vivere secondo verità e giustizia.
Questo è il primo messaggio che rivolgo alla diocesi, nel suo insieme, dopo l’ordinazione episcopale celebrata il 25 maggio scorso. È una “quasi-lettera-pastorale” – una specie di “cartolina” o, per sembrare più aggiornato, una specie di “post” – con la quale desidero anzitutto ringraziare il Signore e tutti voi per questi primi mesi di cammino condiviso, per gli incontri vissuti con singole persone, con le comunità, con tante realtà che rendono bella la nostra diocesi e mostrano che è possibile – non sempre facile! – testimoniare la gioia del Vangelo.
Vorrei poi richiamare alcuni aspetti “ordinari” della vita e della missione della Chiesa, per incoraggiarvi nel percorrere la strada che Gesù ci ha aperto e continua ad aprirci.
Il primo è la celebrazione domenicale della Messa. Si può essere cristiani senza andare a Messa? Forse. C’è qualcosa, nella vita delle comunità cristiane, di più importante delle celebrazioni liturgiche e, in particolare, della Messa? No. La liturgia non esaurisce tutta l’azione della Chiesa, nondimeno essa è il culmine verso cui tende questa azione e la fonte da cui promana tutto il suo vigore. Lo sappiamo: la vita è complicata e le varie occasioni che ci vengono offerte alla domenica portano tanti cristiani a mettere in secondo piano l’incontro con Gesù Risorto nella celebrazione della Messa. Mi permetto di ricordare che per un cristiano, per una cristiana, dovrebbero essere alquanto seri i motivi che eventualmente impediscono la partecipazione alla Messa nel giorno del Signore. E ricordo anche l’impegno che coinvolge le comunità cristiane nel promuovere una partecipazione piena, consapevole, attiva alle celebrazioni liturgiche.
Il secondo sono i percorsi formativi proposti dalle parrocchie, dalle unità pastorali, dalle foranie, dalla diocesi, dalle comunità di vita consacrata, dalle associazioni e dai movimenti. Non è necessario che tutti facciano tutto. Si dovrà tener conto delle diverse situazioni in cui si trovano le persone e le famiglie, dei diversi tempi della vita e delle concrete possibilità. Dovranno probabilmente essere ripensate alcune forme del cammino di “iniziazione cristiana”, dell’accompagnamento spirituale dei giovani, delle proposte vocazionali, del sostegno alla testimonianza cristiana delle famiglie. Nel frattempo, però, non perdiamo di vista quello che già offre la comunità ecclesiale. Mi permetto, in particolare, di rivolgere a tutti l’invito a entrare in contatto personalmente e in gruppo con la Parola di Dio attestata nei libri della Bibbia: è dall’ascolto che nasce la fede, risposta di amore all’amore di Dio che sempre ci precede.
Il terzo aspetto che mi sembra opportuno segnalare è il percorso “Vivere la prossimità” che è stato avviato da qualche tempo nella nostra diocesi, con una progressiva presenza alle persone che si trovano in situazioni di difficoltà e solitudine. È un’iniziativa particolare, coinvolge attivamente un numero tutto sommato limitato di persone, intende però esprimere e promuovere lo “stile di prossimità”, la vicinanza ai poveri e ai fragili, al quale sono chiamati tutti i battezzati e la comunità cristiana nel suo insieme.
Il quarto è l’attenzione a ciò che accade nel nostro territorio e nel mondo, alle trasformazioni in atto nella vita sociale, economica, culturale, nei luoghi di lavoro, nella scuola, nell’incontro fra persone e gruppi che provengono da diversi contesti. Non ci è chiesto di avere risposte pronte alle tante sfide del tempo presente, ma di essere consapevoli di ciò che accade, per dire oggi le ragioni della speranza di cui siamo portatori.
Questi, ripeto, sono solo alcuni aspetti della vita “ordinaria” della nostra diocesi, della Chiesa di Dio che è in Vittorio Veneto. Ad essi sono legate molte iniziative: vi incoraggio a curarle bene e a coordinarle nel miglior modo possibile.
Per il resto, cerchiamo di continuare a seguire i “solchi generativi di speranza” segnalati nella lettera pastorale che il mio caro predecessore, Mons. Corrado Pizziolo, ha indirizzato alla diocesi il 3 luglio 2024. Sapendo che il regno di Dio è «come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura» (Mc 4,26-29). E speriamo che tra i frutti buoni che ci sarà dato di raccogliere ci siano anche vocazioni al ministero presbiterale e alla vita consacrata. Preghiamo per questo!
Nel prossimo futuro saremo chiamati a dar concretezza, nella nostra diocesi, alle importanti indicazioni contenute nel Documento Finale della XVI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi (26 ottobre 2024) e ai frutti del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, espressi dal Documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza” (25 ottobre 2025). Cercheremo di capire insieme come fare, con stile sinodale, aiutati anche dalle linee pastorali che la Conferenza Episcopale Italiana traccerà per i prossimi anni e dal magistero pastorale di papa Leone XIV, il quale pochi giorni fa, il 20 novembre, incontrando i vescovi italiani ha detto: «Ciò che conta è che, in questo stile sinodale, impariamo a lavorare insieme e che nella Chiese particolari ci impegniamo tutti a edificare comunità cristiane aperte, ospitali e accoglienti, nelle quali le relazioni si traducono in mutua corresponsabilità a favore dell’annuncio del Vangelo».
Lo scopo di tutto questo non è di “far funzionare meglio le cose di Chiesa”. Non siamo preoccupati di noi stessi, della nostra efficienza o della nostra sopravvivenza. Ci interessa piuttosto la ricerca delle vie da percorrere per corrispondere al dono che abbiamo ricevuto – il dono della fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Fratello, Maestro, Amico – così che questo stesso dono sia conosciuto, apprezzato ed eventualmente accolto da tanti altri. È un cammino appassionante da percorrere insieme: vescovo, presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, fedeli laici, uomini e donne, nelle diverse età e circostanze della vita, ciascuno secondo la propria vocazione e i propri carismi, nella corresponsabilità che nasce dal Battesimo.
Siamo Chiesa, popolo fedele di Dio, per testimoniare che Gesù è la nostra pace. Una pace che non è sinonimo di tranquillità, di assenza di problemi e di tensioni, ma è il frutto della disponibilità a riconoscere la dignità di ogni persona umana in quanto tale; della disponibilità al dialogo e alla ricerca condivisa del bene; della difesa dei diritti dei piccoli e dei più deboli.
È questa pace il dono da accogliere nell’anno liturgico che, vescovo e comunità diocesana, iniziamo assieme per la prima volta.
+Riccardo Battocchio
Vittorio Veneto, 30 novembre 2025, Prima domenica di Avvento
