SAN VENANZIO FORTUNATO

Vescovo

Nato a Valdobbiadene o a Ceneda nel 530
Morto a Poitiers nel 607

Memoria liturgica: 14 dicembre

Apprese i primi rudimenti di grammatica e retorica ad Aquileia, dove incontrò il futuro patriarca Paolino che cercò di indurlo alla vita religiosa. Venanzio Fortunato però si trasferì a Ravenna, capitale dei domini bizantini d’Italia, uno dei grandi poli culturali d’Europa. Qui completò gli studi classici, qui si ammalò agli occhi e qui, per l’intercessione di san Martino di Tours, trovò anche la guarigione. Decise, perciò, di andare a rendergli grazie presso la sua tomba in Gallia. Un pellegrinaggio dal quale non ritornerà più.

Giunse a Tours nel 567 e pregò sulla tomba di san Martino, sciogliendo il voto fatto. Otto anni dopo comporrà la Vita Sancti Martini, una delle opere principali per cui sarà ricordato e che molto contribuirà alla fama e alla diffusione della devozione a san Martino.

Nel monastero di Poitiers incontrò la regina Radegonda e Agnese: l’incontro con queste donne diede un nuovo indirizzo alla vita di Venanzio; ammirato da entrambe per i suoi versi, e al tempo stesso attratto dal loro modo di vivere la fede. Divenne sacerdote, prese la direzione spirituale del monastero e continuò a scrivere. Sono di questo periodo due inni liturgici, ancora oggi in uso: il Vexilla regis prodeunt e il Pange lingua gloriosi, entrambi in onore della Croce.

Nel 597 venne consacrato vescovo di Poitiers e divenne una figura eminente nella Gallia. La sua opera di poeta cristiano ispirata a sincera pietà, e la tenerezza che anima certi suoi versi, sono una rara testimonianza di umanità e di fede, nella barbarie del tempo. “Santo e beato” lo proclama l’iscrizione sulla sua tomba nella cattedrale di Poitiers: la compose verso il 785 Paolo Diacono, storico dei Longobardi, invocandone l’intercessione.

25 Marzo 2026