Dopo l’ascolto della Parola di Dio
Es 19,3-8a.16-20b; Sal 102; Ez 46,1-12; Sal 1; Rm 8,22-27; Gv 7,37-39
La Parola di Dio consegnata nelle Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento ci ha portato dal monte tutto fumante per la presenza del Signore, al tempio dal quale è scaturita acqua capace di risanare, alla nostra debolezza, unita a quella di tutta la creazione che attende nella speranza l’adozione a figli, fino al grembo di colui dal quale sgorga l’acqua viva che è lo Spirito Santo.
Il monte, il tempio, la debolezza, il grembo sono immagini che evocano i diversi luoghi nei quali in momenti diversi possiamo trovarci a vivere. In esse riconosciamo le diverse situazioni in cui possiamo sperimentare – come singoli e come comunità – la presenza vivificante dello Spirito, dono del Risorto.
Il fuoco e l’acqua ci richiamano questa presenza. Non tanto per quello che fuoco e acqua sono in se stessi, dal momento che si tratta di realtà ambivalenti: fuoco e acqua possono agire per distruggere e far morire. Noi accogliamo questa sera i segni del fuoco e dell’acqua come segni di vita perché li vediamo trasfigurati dall’azione dello Spirito. Il fuoco è segno della luce che lo Spirito Santo dona ai cuori e alle menti, ed è segno dell’amore che riscalda e conforta. L’acqua è segno dell’azione purificante e risanante dello Spirito, ed è segno di una creazione nuova che nasce passando dalla morte alla vita, come avviene nel battesimo. Come avverrà nell’ora della nostra morte.
Le celebrazioni pasquali ci hanno permesso di rivivere, nella fede, la nuova nascita del battesimo. Ritroviamo ora, nella vigilia di Pentecoste, il fuoco e l’acqua della Veglia Pasquale.
Rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo, ci riconosciamo come Chiesa, nella diversità dei volti, nella molteplicità dei carismi. Comunità parrocchiali, comunità religiose, consacrate e consacrati nella vita secolare, persone che fanno parte di associazioni e movimenti ecclesiali, preti, diaconi, seminaristi, giovani, adulti, anziani… tutti insieme siamo Chiesa e come Chiesa desideriamo testimoniare la gioia del Vangelo e la dolce forza dello Spirito Santo.
La consegna della Lettera pastorale e degli Orientamenti pastorali per il biennio 2026-2028 intende aiutare questa nostra Chiesa ad accogliere il dono dello Spirito Santo e a corrispondervi.
Prima però invochiamo lo Spirito, perché venga in aiuto della nostra debolezza.
Consegna della Lettera Pastorale e degli Orientamenti Pastorali
Non mi metto a spiegare e a commentare la Lettera e gli Orientamenti. Dico solo che la prima traccia un orizzonte ampio, sui quali si collocano i secondi con l’intenzione di indicare linee di percorsi possibili per la Chiesa diocesana nelle sue articolazioni, in particolare quelle che siamo abituati a chiamare “parrocchie” e “unità pastorali”.
La Lettera ruota attorno a tre immagini che spero siano “generative”, tali cioè da generare desideri, pensieri e azioni utili alla missione della Chiesa: la comunità, la casa, la strada.
Gli Orientamenti sono articolati in sei parti, ciascuna delle quali si presenta come invito ad accogliere un dono e a corrispondere attivamente a questo dono, nella logica della “restituzione” tanto cara a San Francesco d’Assisi.
Nella preghiera che ora diremo assieme riecheggiano alcuni temi della Lettera pastorale e degli Orientamenti (alla preghiera è dedicata la prima parte degli Orientamenti, come “porta di accesso” agli Orientamenti e all’azione pastorale).
C’è l’invocazione dello Spirito, un’invocazione fiduciosa perché fondata sulle parole di Gesù: «Se voi che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono» (Lc 11,13), e: «Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve lo darà» (Gv 16,23). Ci fidiamo di quello che ha detto Gesù.
C’è il richiamo alla comunità, alla casa, alla strada: lo Spirito Santo abiti le nostre case e le nostre comunità … ci guidi lungo strade antiche e nuove.
C’è il richiamo al dono e all’azione, un’azione che ha come scopo la condivisione del dono con tutti, perché nel mondo ci sia ricerca e accoglienza delle verità, impegno per la giustizia e la pace.
Consegno la Lettera e gli Orientamenti alla Chiesa di Dio che è in Vittorio Veneto, con fiducia e speranza. Anche con un po’ di trepidazione, invitando a leggere l’una e gli altri non solo personalmente ma anche in gruppo: nelle parrocchie, nelle comunità di vita consacrata, nelle realtà associative.
Li affido alla buona volontà di tanti e a mani più forti delle nostre. Il Figlio e lo Spirito Santo – le due mani del Padre, alle quali si riferiva Sant’Ireneo di Lione nei primi secoli della vita della Chiesa – ci conducano al Padre e ci rendano segno di comunione e di pace.
