Omelia tenuta durante la S. Messa celebrata nella Solennità della B.V. Maria Madre di Dio

Chiesa Cattedrale, giovedì 1° gennaio 2026

Come nella notte di Natale, anche oggi, otto giorni dopo, il bambino nato da Maria continua a interrogarci silenziosamente e ci chiede: «Voi, chi dite che io sia?».

Ora possiamo rispondere con un nome: «Sei Gesù».

L’angelo aveva consegnato questo nome a Maria (così nel racconto dell’evangelista Luca) e a Giuseppe (così nel racconto dell’evangelista Matteo). In obbedienza alla parola del messaggero divino «gli fu messo nome Gesù», un nome che ha un preciso significato e che dice “il Signore salva”.

La salvezza – la vita nella sua realizzazione più autentica – non è il risultato dell’abilità umana: è dono.

Anche il tempo che ci è dato da vivere è un dono. In questo giorno, il primo dell’anno civile, percepiamo con particolare intensità lo scorrere del tempo, con l’alternarsi di sentimenti che questo comporta. Viviamo insieme, in una specie di rito collettivo, quello accade che in genere quando ciascuno di noi compie gli anni.

Il compleanno è il momento degli auguri, dei regali, della festa. Quando però gli anni si accumulano diventa più percepibile la precarietà della vita. Se guardando indietro il tempo si allunga, guardando in avanti inevitabilmente si abbrevia. Allo stesso modo, nel passaggio da un anno all’altro si guarda a ciò che è stato e si pensa, con preoccupazione o speranza, a quello che verrà.

Nell’alternarsi di preoccupazioni e speranza, mentre facciamo esperienza della precarietà e della frammentarietà del tempo, ci viene incontro una buona notizia: è venuta la pienezza del tempo.

C’è un tempo “pieno”, non frammentato, non precario. Un tempo pieno non di cose da fare o da accumulare ma di doni da scoprire e da accogliere. Questo tempo “pieno” non scorre sopra o sotto il tempo nel quale siamo immerso. Non è “un altro” tempo. È lo stesso tempo che ci è dato da vivere, quello scandito dal calendario, segnato però dalla presenza del Figlio di Dio “nato da una donna”.

È nato “sotto lo Legge”, ossia nella condizione temporale, frammentaria, precaria e per questo bisognosa di regole che, per quanto possibile, tengano insieme le cose.

Ma è nato “per riscattare quelli che erano sotto la Legge”, per liberarci dalla preoccupazione di salvare la nostra vita con le nostre stesse mani, contando sulle nostre sole forze, magari facendo fuori gli altri, come spesso vediamo che accade.

Nel tempo “pieno” – pieno della presenza del Salvatore – possiamo vivere con la libertà propria di chi di fronte a Dio sa di non essere schiavo del tempo che fugge, della paura, della preoccupazione ossessiva per la propria sorte. È questa la via da percorrere per raggiungere la pace.

Finché si vive nella paura non ci può essere pace.

Come ho già fatto in occasione degli auguri di Natale, vi invito a prendere sul serio il messaggio che papa Leone XIV ha scritto in occasione della 59a giornata mondiale della pace, indicando la via per andare verso una pace “disarmata e disarmante”.

Cerchiamo almeno di desiderare la pace, di non rassegnarci all’uso indiscriminato della forza delle armi. Noi esseri umani non siamo destinati a farci la guerra l’uno contro l’altro: il tempo “pieno” donato da Dio in Gesù ci offre altre possibilità.

Guardando a Maria, Madre di Dio, in questo giorno abbiamo la possibilità di contemplare con stupore la grandezza e la bellezza di ciò che Dio ha creato. La creatura, una creatura come noi, ha dato alla luce il Figlio di Dio: la creatura ha messo al mondo il Creatore.

La “pienezza del tempo” diventa così manifestazione del valore di un mondo che esiste in quanto “creato”, voluto e amato da Dio.

La benedizione originaria di Dio – espressa nel racconto della creazione con le parole «Dio vide che era cosa buona … molto buona» – si è manifestata nel Figlio, Gesù, e nella Madre, Maria. Si manifesta ogni volta che una creatura accoglie il bene che le è donato e si fa trasparenza del bene.

Questa benedizione si estenda ai giorni che verranno, ai giorni facili e quelli più complicati che ci saranno donati in quello che il calendario conta come il 2026° anno dalla nascita di Gesù.

Vittorio Veneto
01/01/2026

1 Gennaio 2026