Chiesa Cattedrale, lunedì 2 febbraio 2026
Il 26 novembre scorso è partita da Olimpia, in Grecia, la fiamma che domenica 25 gennaio è passata anche per Vittorio Veneto e che arriverà a Milano giovedì prossimo, per inaugurare il giorno dopo le Olimpiadi invernali.
Nel nostro piccolo, anche noi abbiamo portato qualcosa che assomiglia a una fiaccola.
Ci sono segni antichi che ancora riescono a muovere sentimenti e pensieri. Una piccola candela accesa riesce ancora a esprimere il nostro desiderio di accogliere la luce che è Gesù, il Cristo, e la nostra disponibilità a essere riflesso della sua luce in questo mondo.
Ritrovarsi insieme, nella Festa della Presentazione del Signore e nella Giornata per la vita consacrata, è un modo per dar voce a questo desiderio e a questa disponibilità
«Voi siete la luce del mondo … risplenda la vostra luce davanti agli uomini» (Mt 5,14-16).
Come discepoli di Gesù, come cristiani, siamo luce che illumina solo se si lascia illuminare; siamo luce che rischiara il cammino solo se lasciamo che sia Gesù a indicarci la strada da percorrere.
L’esistenza cristiana vissuta nella forma che il dono di se stessi assume attraverso la povertà, la castità e l’obbedienza, è un particolare riflesso della luce che, rischiarando la strada, permette a noi esseri umani di vivere nella libertà dei figli e delle figlie di Dio.
Nella consacrazione religiosa una persona si vincola a una “regola”, si conforma a delle “costituzioni”. Quella che può apparire una costrizione – e che se è vissuta male può diventare effettivamente una costrizione – è invece una forma altissima di libertà.
Vediamo il fondamento di questa libertà quando guardiamo a Gesù sulla croce e sappiamo che è non perché qualcuno gli toglie la vita ma per donarla: «Nessuno me la toglie: io la do da me stesso» (Gv 10,18).
E quella “presenza che resta” di cui parla il messaggio pubblicato dai responsabili del Dicastero per la Vita Consacrata lo scorso 28 gennaio, in vista di questa celebrazione. Una “presenza che resta” soprattutto là dove la dignità delle persone è ferita e la fede è provata.
Presiedendo questa celebrazione eucaristica desidero esprimere il grazie della comunità diocesana per la vostra presenza tra noi. Non ringrazio in primo luogo per quello che fate – ringrazio certamente anche per questo – ma ringrazio soprattutto per quello che siete.
Siete un segno che ricorda a tutti che il mondo vive anche grazie a qualcuno che non è preoccupato esclusivamente dell’affermazione di sé, della propria autonomia, del proprio successo o del proprio futuro.
Non ho ancora avuto modo di incontrare molte delle vostre comunità. Ho qualche idea delle fatiche che talvolta sperimentate, delle preoccupazioni che accompagnano i vostri giorni e delle prospettive future non sempre, almeno in apparenza, entusiasmanti.
In questo momento però è bello semplicemente incontrarci e pregare assieme.
La festa della Presentazione del Signore è celebrazione di un incontro: l’incontro di Gesù, luce delle genti, con il suo popolo; l’incontro dell’Antico con il Nuovo Testamento, che possiamo vedere rappresentato nel gesto di Simeone che accoglie il bambino Gesù fra le sue braccia e in quello della profetessa Anna, una donna anziana capace però di attendere, di aprirsi alla novità e di condividere con altri la scoperta di questa novità con altri. Questo incontro si rinnova ogni volta che ci apriamo all’ascolto della Parola di Dio e ogni volta che celebriamo i Santi Misteri.
Viviamo questo incontro nella gioia e nella speranza, resi luminosi dalla presenza di Gesù in mezzo a noi.
