Oderzo – 1° giugno 2025
In ciascuna delle tre pagine bibliche proclamate in questa Solennità dell’Ascensione del Signore abbiamo ascoltato un riferimento alla promessa, al promettere:
«Ordinò loro di attendere l’adempimento della promessa del Padre» (At 1,4).
«È degno di fede colui che ha promesso» (Eb 10,23)
«Io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso» (Lc 24,49).
Noi siamo qui, oggi, proprio in forza di una promessa, come segno di una promessa mantenuta e come Popolo di Dio impegnato ad accogliere e a trasmettere – a “testimoniare” – l’affidabilità di questa promessa.
La promessa è un tipo particolare di discorso. La verità della promessa non è subito evidente. Quando faccio una promessa, o quando la accolgo, non posso dire – là, sul momento – se le parole con le quali la promessa è formulata sono vere. Solo il futuro dirà se la promessa è stata mantenuta.
Eppure, la promessa, quando è pronunciata seriamente, ha la forza di cambiare il presente. Pensate alla promessa che sta all’inizio della vita matrimoniale. Due persone, un uomo e una donna, si dicono l’un l’altra: “io prometto di esserti fedele”. Da queste parole parte una storia nuova ma la verità di queste parole si misura sull’effettiva fedeltà che gli sposi manifestano reciprocamente.
La fede cristiana vive di una promessa: la promessa del Padre, che si è mostrata affidabile proprio grazie a quello che Gesù ha detto, ha fatto, ed è stato, grazie al dono dello Spirito Santo, e la nostra promessa, quella che è stata pronunciata nel nostro battesimo e che nella cresima e nella Veglia Pasquale abbiamo in seguito rinnovato.
La mia presenza in mezzo a voi, mentre muovo i primi passi del servizio che mi è stato affidato domenica scorsa con l’ordinazione episcopale, ha anche lo scopo di raccogliere la promessa che è stata fatta all’inizio della storia del cristianesimo nelle nostre terre.
La tradizione vede in questa città di Oderzo la culla dell’evangelizzazione del territorio posto fra il Piave e il Livenza. I nomi dei santi vescovi Floriano, Tiziano e Magno richiamano una storia che risale a circa 1400 anni fa, quando l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo cominciò a diffondersi in questa parte della penisola. Floriano, Tiziano e Magno hanno dato testimonianza dell’affidabilità della promessa di Gesù. Altri, dopo di loro, hanno raccolto questa promessa, l’hanno trasmessa, una generazione dopo l’altra.
Tante cose sono cambiate da allora, ma siamo ancora qui, 1400 anni dopo, ad accogliere quella promessa, riconoscendola come affidabile.
Gesù, salendo al cielo, benedisse i suoi discepoli. Quella benedizione continua a raggiungerci anche oggi. Raggiunge un’umanità che in molti luoghi vive la tribolazione della guerra e della divisione. Raggiunge allo stesso tempo un’umanità che, in altri luoghi, cullandosi nel benessere e nell’illusione di bastare a se stessa, dimentica di pensare a ciò che è veramente importante nella vita: l’attenzione alle persone che soffrono, il gusto per la verità e la bellezza, la preghiera, il silenzio.
La benedizione di Gesù che ascende al cielo, avendo compiuto la missione che il Padre gli aveva affidato, ci raggiunge là dove siamo.
Raggiunge ciascuno di noi, questa Chiesa, questo santo popolo di Dio, con il suo vescovo “principiante”, con i preti e i diaconi. Raggiunge i giovani e gli anziani. Raggiunge le famiglie e chi è solo…
Accogliamo questa benedizione come abbiamo accolto la promessa di Gesù, per essere a nostra volta benedizione per gli altri e per essere segno che Dio Padre, con la sua promessa, è degno di fede.
