Omelia tenuta durante la S. Messa celebrata nella Solennità di San Tiziano, patrono della Diocesi

Oderzo, venerdì 16 gennaio 2026

Nei giorni scorsi sono andato a rivedere con un po’ di attenzione il libro su San Tiziano Confessore. Vescovo di Oderzo. Patrono della diocesi di Vittorio Veneto pubblicato da Don Rino Bechevolo nel 1996.

Leggendo quel libro, si apprende che attorno alla figura di San Tiziano si intrecciano storia e leggenda. Entrambe, in modo diverso, ci permettono di vivere nella fede questa solenne celebrazione.

La storia, per quel che possiamo saperne, ci riporta al cambiamento d’epoca che stava sopraggiungendo ai tempi in cui Tiziano era vescovo di Opitergium, nel VII secolo, con il passaggio da un mondo ancora radicato negli usi e nella cultura greco-romana, il mondo che chiamiamo “tardo-antico”, al mondo segnato dalla presenza di popolazioni e di culture provenienti dai territori a nord-est della penisola. Bizantini, da una parte, lngobardi, dall’altra, gli uni e gli altri pronti a contendersi il campo.

La leggenda, infiorando la storia, interpreta gli avvenimenti del tempo e cerca di far trasparire il loro significato e la loro forza generativa.

Le leggende fiorite attorno a San Tiziano hanno il valore di parabole: non vogliono descrivere i fatti con intento cronachistico ma aiutare il lettore o l’ascoltatore a prendere posizione di fronte alla realtà, a decidere, in fondo, da che parte stare.

Nel racconto in parte storico in parte leggendario di quello che avvenne dopo la morte di San Tiziano – assegnata tradizionalmente all’anno 632 – ci sono anche alcuni aspetti che non esiterei a definire umoristici come, ad esempio, la contesa fra gli abitanti di Eraclea e quelli di Oderzo attorno al corpo del Santo Vescovo (tra i due litiganti, il terzo gode … e in questo caso è Ceneda a godere) o la risalita controcorrente della barca con il corpo sul fiume Livenza (quando ci si mette di mezzo il Signore con i suoi santi, la natura non fa sempre il suo corso…).

Viviamo anche noi in tempi in cui si litiga facilmente, rischiando di uscirne fuori tutti alquanto malconci.

Viviamo pure in tempi in cui molti pensano che l’andamento delle cose, nella natura e nella vita delle persone, sia ineluttabile: nulla di nuovo può accadere, tutto procede secondo necessità, così come l’acqua scorre sempre verso il mare.

Il Vangelo ci mostra che non è sempre così: si può pescare anche di giorno, andando contro le buone pratiche dei pescatori, e tuttavia riempire la barca di pesci.

Quando poi si tratta di pescare uomini – come Simone è stato incaricato di fare – i pesci tirati fuori dall’acqua non muoino. Anzi, entrano in una vita nuova, nella vita vera.

Quei pesci sono uomini e donne che incontrando Gesù hanno imparato a vivere nella libertà e a far proprio lo stile che San Paolo suggerisce ai cristiani di Roma e anche a noi oggi: «Non valutatevi più di quanto conviene … chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero attenda al ministero … chi dona lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia».

In mezzo ai pesci pescati per farli vivere ci siamo anche noi. Siamo il frutto dell’assiduo lavoro di tanti che, come San Tiziano, non si sono stancati di gettare al largo le reti, obbedendo alla parola di Gesù. Siamo il frutto di tanti messaggeri dai piedi belli che annunciano pace.

Chiediamo a San Tiziano, a San Floriano e a tutti i nostri Santi patroni di intercedere perché tanti altri si lascino pescare, come è capitato a noi, per vivere nella libertà dei figli di Dio.

Oderzo
16/01/2026

16 Gennaio 2026