Chiesa Cattedrale, venerdì 16 gennaio 2026
Tra poco, nel prefazio – quando si aprirà il rendimento di grazie nel quale il Cristo associa a sé il suo corpo, la Chiesa – risuoneranno queste parole: «Nella testimonianza di fede di san Tiziano vescovo tu hai reso feconda la tua Chiesa con la forza creatrice del tuo Spirito e, anche nel succedersi dei gravi avvenimenti che hanno turbato il suo cammino, l’hai conservata in una costante e fedele unità donandole un segno sicuro del tuo amore».
La Chiesa di Dio che è in Vittorio Veneto, ricordando e onorando san Tiziano, celebra la forza creatrice dello Spirito Santo che nonostante tutto l’ha discretamente conservata in una costante e fedele unità, oggi resa visibile dalla vostra presenza qui, nella Chiesa Cattedrale. L’unità che qui vediamo e celebriamo non è l’uniformità bensì la comunione di fede e di speranza fra persone e comunità diverse che si trovano a vivere nei 1420 Km quadrati della nostra diocesi, nel contesto di una società segnata da processi di cambiamento che non è facile interpretare ma che in ogni caso chiedono attenzione e impegno da parte di tutti. A questo proposito, saluto e ringrazio della loro presenza e del loro lavoro i rappresentati del governo, dell’amministrazione, delle forze dell’ordine, delle istituzioni, dei servizi di aiuto ai più fragile, delle associazioni civili ed ecclesiali.
Il popolo di Dio che vive in queste terre, fra il Piave e la Livenza, è simbolicamente radunato qui per confermare il desiderio di proseguire, in una costante e fedele unità, il suo cammino come “messaggero che annuncia la pace” a tutti coloro che lo incontrano. Perché messaggero di pace intravisto dal profeta Isaia non è tanto o solo un singolo individuo: è il popolo santo e fedele di Dio, una comunità fatta di tante comunità, variamente articolate, chiamate a essere «perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2,42).
Il vescovo, i presbiteri e i diaconi sono nel popolo di Dio e a servizio del popolo di Dio perché questo popolo, nella molteplicità e nell’unità delle sue membra, viva la propria missione di “messaggero di pace”.
Spero che mi crediate se confesso che oggi, celebrando per la prima volta con voi la festa del nostro patrono Tiziano, mi sento più del solito consapevole del compito che, in quanto vescovo, mi è stato affidato.
Non solo consapevole, ma anche un po’ intimorito da questo compito. Non che sia venuta meno la serenità che mi ha accompagnato in questi mesi, grazie alla preghiera e alla benevolenza di tanti. Sono in pace, ma sento anche il peso, il dolce peso, di una missione e di un ministero che altri prima di me hanno vissuto dando buona prova di sé e portando i buoni frutti grazie ai quali ancora oggi noi possiamo continuare a credere, a sperare, ad amare.
Altri, prima di me. Fra poco inaugureremo la mostra dedicata al Beato Giovanni Paolo I, “un papa inatteso”. Immaginate cosa può voler dire, per uno che arriva qui come vescovo, misurarsi con una figura luminosa come quella di Albino Luciani e di coloro che sono venuti prima e dopo di lui.
Mi sembra di sentire la voce di san Tiziano, del beato Giovanni Paolo I, dei vescovi che mi guardano dai loro ritratti quando entro in Vescovado o dai loro stemmi quando passo per il Salone della Casa di Spiritualità. Tutti insieme dicono: «Attento, Riccardo, a non combinare guai. Ma non avere paura: sei il vescovo. Esercita la tua profezia secondo ciò che detta la fede, attendi al ministero, dedicati all’insegnamento, esorta, dona con semplicità, presiedi con diligenza, compi con gioia il bene, poco o tanto, che riesci a fare. Non valutarti più di quanto conviene, valutati in modo saggio e giusto» (cfr. Rm 12,3-13).
Mi consola pensare che quello che dicono a me lo dicono anche a tutti voi, a cominciare dai presbiteri e dai diaconi. Siamo sulla stessa barca, una barca che spesso deve andare contro-corrente, come quella che secondo la nota leggenda ha portato il corpo del vescovo Tiziano da Oderzo a Portobuffolè.
Mi consola pensare che tutti i vescovi che mi hanno preceduto intercedono per la Chiesa di Vittorio Veneto, per tutti i fedeli, per i religiosi e le religiose, per il suo vescovo, per i presbiteri e i diaconi. Anche il vescovo il vescovo Corrado, che si unisce alla nostra festa dal Brasile, prega per questa Chiesa: saluto anche lui con gratitudine e cordialità.
Sostenuti dall’intercessione e dall’esempio di tanti possiamo continuare a prendere insieme il largo e gettare insieme le reti, fidandoci della parola di Gesù, anche quando ci ritroviamo stanchi per aver lavorato non solo di notte ma anche di giorno senza vedere, sul momento, grandi risultati.
Tutti noi vorremmo registrare una positiva corrispondenza fra le energie impiegate e il frutto delle nostre azioni. Ed è anche giusto fermarsi, ogni tanto, per stilare una specie di bilancio spirituale e pastorale, per rendere conto delle nostre scelte personali e comunitarie e per verificare se ci stiamo muovendo nella giusta direzione o se stiamo girando a vuoto.
La prima domanda da farci, però, non dovrebbe essere «quanti pesci abbiamo raccolto?», bensì «siamo stati obbedienti alla parola del Signore?».
Nel racconto della pesca miracolosa trasmesso dal Vangelo di Luca, diversamente da quanto si legge nel capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, non si dà il numero dei pesci pescati. Simone e gli altri con lui – se stiamo a quello che racconta San Luca – non si sono fermati a contare i pesci: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono» (Lc 5,11).
È quello che ci viene chiesto: obbedire alla parola di Gesù, seguirlo, lasciare un po’ da parte la preoccupazione per noi stessi. Seguire Gesù come popolo, come Chiesa, insieme, in queste terre: fedeli laici e laiche, uomini e donne di vita consacrata, diaconi, presbiteri, vescovo.
Io sto cercando di impegnarmi per dare il contributo che giustamente vi aspettate da me per aiutarvi a seguire Gesù. Aiutiamoci però gli uni gli altri, anche senza pretendere che siano gli altri a fare il primo passo. Aiutiamoci a seguire Gesù, ciascuno e ciascuna secondo la chiamata che Gesù stesso gli e le rivolge
Confidando nella compagnia di San Tiziano, seguiamo Gesù sulla via della fede, sulla via della croce, verso la gioia pasquale che ci è promessa e talvolta data in anticipo, sia pure parzialmente (e quando ci è data in anticipo non è per tenerla stretta a nostro uso e consumo, bensì per condividerla con altri, in particolare con coloro ai quali la gioia, per tanti motivi, viene a mancare).
Seguiamo Gesù, con San Tiziano, per essere messaggeri che annunciano la pace “nel succedersi dei gravi avvenimenti” che tuttora turbano il cammino dell’umanità e, di conseguenza, anche quello della Chiesa.
