Omelia tenuta durante la S. Messa celebrata nelle Esequie di Mons. Piersante Dametto

Duomo di Oderzo, giovedì 23 ottobre 2025

 

Proteggimi, o Dio, in te mi rifugio.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice,
nelle tue mani è la mia vita.

Le parole del Salmo con il quale abbiamo risposto al messaggio di speranza del profeta Isaia sono le stesse che Mons. Piersante Dametto ha scritto di suo pugno all’inizio del Testamento redatto il 13 dicembre 2023.

Ora tutta la vita di Don Piersante è definitivamente nelle mani del Signore. La Chiesa di Dio che è a Vittorio Veneto, alla quale noi qui ora diamo volto, lo accompagna affidandolo a Colui che è stato ed è ora per sempre suo rifugio, sua parte di eredità e suo calice.

Siamo vicini alla sorella Angela e alla nipote Maria Teresa ha hanno amorevolmente assistito Don Piersante anche nel tempo della fragilità e della malattia. Vanno in particolare a loro le nostre sentite condoglianze e quelle di tante persone che a Don Piersante hanno voluto bene e che da lui hanno ricevuto del bene.

Alla nostra preghiera si associano da lontano i Cardinali Beniamino Stella e Pierbattista Pizzaballa, i Vescovi Corrado Pizziolo, Fabio Dal Cin, Giacinto-Boulos Marcuzzo, Ilario Antoniazzi, i vescovi e i sacerdoti del Patriarcato Latino di Gerusalemme, riconoscenti per l’affetto e l’attenzione che anche Mons. Dametto, sulla scia di Mons. Domenico Visentin e degli altri abati-parroci di Oderzo, ha manifestato nei confronti della Terra Santa.

Tanti, in questi giorni, hanno fatto giungere le loro condoglianze, con parole di affetto e di grande stima nei confronti di Mons. Dametto.

Nato nel 1939, Don Piersante era stato ordinato presbitero dal Vescovo Luciani il 29 giugno 1963. Dopo la Licenza in Teologia alla Pontificia Università Lateranense ha vissuto i primi anni di ministero come insegnante in Seminario e Vicario cooperatore prima a Lutrano, poi a Mansuè. Per dieci anni, dal 1982 al 1992 è stato Rettore del Seminario, da dove passò a Oderzo come Abate-Parroco e Vicario foraneo, fino al 2016. Da allora, fino al 2024, è stato Assistente ecclesiastico presso l’Ospedale Civile di Conegliano. Dal 1983 al 1993 è stato anche Canonico Teologo della Cattedrale. Ha ricoperto diversi altri incarichi in diocesi ed è stato per molti un importante punto di riferimento.

Ripercorrendo il proprio ministero, Don Piersante così scrive nel Testamento: «Desidero esprimere la mia riconoscenza alla parrocchia di San Giovanni Battista di Oderzo dove ho esercitato il mio ministero per ventiquattro anni accolto con bontà e con tanta collaborazione. Ringrazio pure le parrocchie di San Nicolò di Lutrano e di San Mansueto di Mansuè che mi hanno formato al ministero pastorale. Un pensiero di grande affetto e speranza al Seminario Vescovile di Vittorio Veneto dove per tanti anni sono stato alunno ed educatore e un ricordo speciale anche alla mia parrocchia di origine di Cavalier. Mi raccomando alla preghiera di quanti vogliono affidarmi alla misericordia del Signore per le mie tante mancanze e deficienze. Un grazie tutto particolare al Vescovo e ai confratelli per i tanti [gesti] di bontà e fraternità».

Ero da poco arrivato in diocesi, quando Mons. Martino Zagonel mi ha suggerito di contattare Mons. Dametto, presentandolo come figura autorevole e apprezzata all’interno del presbiterio. L’ho sentito presto al telefono e l’ho visitato una volta a casa sua, a Chiarano, e un’altra, proprio domenica scorsa, all’Ospedale di Oderzo.

In tutte queste occasioni Don Piersante si è espresso con me in questi termini: «Caro Vescovo, sto preparandomi all’eschaton».

Eschaton è una parola greca che indica ciò che giunge alla fine, ciò che dà compimento a qualcosa. Don Piersante sapeva bene che quello che noi cristiani intendiamo con eschaton non è semplicemente “la fine” e non è neanche “il compimento” astrattamente inteso. L’eschaton è una persona: è Gesù Cristo, il Risorto, l’alfa e l’omega, il principio e il compimento. È quel Gesù che ci ha fatto conoscere il nome del Padre per condurci a Lui, perché lo stesso amore che unisce il Padre e il Figlio sia condiviso anche da noi, povere creature.

Quando sono stato a visitare Don Piersante a Chiarano, lo scorso 18 luglio, l’ho trovato circondato da libri. In effetti, mi era stato detto che si trattava di una persona colta, non solo interessata alle questioni spirituali e teologiche ma anche amante della letteratura, della musica, delle arti.

Non so se abbia avuto modo di prendere in mano un libro pubblicato qualche mese fa, opera di uno scrittore spagnolo di successo che si dichiara non credente dall’adolescenza, al quale era stato proposto di accompagnare Papa Francesco durante il viaggio in Mongolia del settembre 2023. Questo scrittore – il nome è Javier Cercas e il titolo del libro è Il folle di Dio alla fine del mondo – dichiara di aver accettato la proposta solo per avere un momento in cui poter chiedere a papa Francesco se è vero quello che la sua anziana madre, cattolica fervente, affermava dopo essere rimasta vedova, ossia che lei, quando sarebbe morta, avrebbe rivisto il marito.

Javier Cercas non solo non ci credeva ma sospettava che anche il papa avrebbe risposto come talvolta facciamo noi preti e vescovi, ossia con giri di parole o con riferimenti generici all’amore di Dio o interpretando simbolicamente le parole del Credo sulla risurrezione della carne e la vita eterna. Ebbene, alla domanda di quello scrittore – «Mia mamma quando sarà morta rivedrà suo marito?» – il papa ha risposto semplicemente: «Senza alcun dubbio».

Javier Carcas non si è convertito per questo e ha continuato, così scrive, a essere un non credente. Noi qui ci riconosciamo nella risposta di papa Francesco. La fede nella risurrezione della carne e nella vita eterna è la fede della Chiesa, è la nostra fede ed è stata, senza alcun dubbio, la fede di Mons. Piersante Dametto, sostenuta e illuminata dalle parole della Sacra Scrittura e dall’incontro con Gesù nella celebrazione dell’Eucaristia, negli altri sacramenti, nelle persone con le quali Don Piersante ha condiviso il suo cammino di cristiano e di presbitero.

Crediamo che il Signore «eliminerà la morte per sempre … asciugherà le lacrime su ogni volto». Egli ci indica il «sentiero della vita»: non solo di questa vita, ma della vita eterna.

Affidando Don Piersante all’amore misericordioso di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, diciamo grazie per quello che è stato, per il suo ministero ricco di buoni frutto, e preghiamo perché questo servo fedele sia alleggerito da tutto ciò potrebbe ancora impedirgli di camminare con libertà nel sentiero della vita, così che possa gustare per sempre la gioia della divina presenza, dolcezza senza fine.

Oderzo
23/10/2025

23 Ottobre 2025