Omelia tenuta durante la S. Messa celebrata nell’Epifania del Signore

Chiesa Cattedrale, martedì 6 gennaio 2026

L’annuncio della Pasqua non ha a che fare solo con il calendario: è anche e soprattutto l’offerta di una chiave di lettura per interpretare correttamente i racconti dell’infanzia di Gesù, così come ce li consegnano i vangeli di Luca e di Matteo.

L’inizio della vita terrena del Figlio di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli e nato nel tempo dalla Vergine Maria, nella narrazione evangelica è tutto orientato a ciò che accadrà alla fine. Ed è ciò che è accaduto alla fine, con la morte e la risurrezione di Gesù e con il dono dello Spirito Santo, che ha permesso agli evangelisti di raccontare quello che è accaduto all’inizio e di comprenderne il significato.

Nel racconto dell’evangelista Luca, quello che abbiamo ascoltato nella notte di Natale e nel primo giorno dell’anno, appare ad esempio la mangiatoia sulla quale il bambino è avvolto in fasce. Non è difficile vedere in questa immagine un riferimento al sepolcro nel quale il corpo morto di Gesù è stato deposto da Giuseppe d’Arimatea dopo essere stato avvolto in un lenzuolo (cfr. Lc 23,54). È questa la ragione per la quale in alcune rappresentazioni pittoriche del Natale il bambino Gesù è raffigurato come deposto in un antico sarcofago. C’è poi, sempre nel vangelo di Luca, la parola del vecchio Simeone che alla Madre preannuncia che una spada le trafiggerà l’anima (Lc 2,35).

Nel Vangelo di Matteo, nel racconto che abbiamo ascoltato poco fa, sono numerosi i riferimenti a ciò che accadrà alla fine

Assieme all’oro e all’incenso – che, come nel brano del profeta Isaia, richiamano la regalità e la condizione divina del bambino che è nato a Betlemme – c’è la mirra, la resina che nell’antichità veniva usata per l’imbalsamazione dei cadaveri.

C’è la figura di Erode e il turbamento che prende lui e “tutta Gerusalemme”. Non si tratta solo di una storia di paura e di gelosia – storia che coinvolge spesso i potenti di questo mondo – bensì dell’anticipazione del contrasto che porterà Gesù alla morte e della rappresentazione di quello che il Vangelo di Giovanni dice in altro modo: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11).

C’è però, sempre nel racconto di Matteo, anche la gioia dei Magi. Come la gioia dei pastori nel Vangelo di Luca, quella dei Magi è l’anticipazione della gioia che nascerà dall’incontro con il Risorto da parte dei discepoli. È la gioia di chi, avendo accolto Gesù come Signore e avendo creduto nel suo nome, è reso capace di diventare figlio e figlia di Dio, come dice ancora Giovanni: «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12).

I Magi stessi – cercatori di verità venuti dall’oriente, persone capaci di alzare la testa per guardare al cielo e disposte a lasciarsi guidare da una stella – sono l’anticipazione dei popoli ai quali il Risorto invierà gli Undici: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). È questo il “mistero” che l’Apostolo Paolo ha conosciuto per rivelazione e trasmesso a noi nelle sue lettere: «che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo». Le “genti”, per Paolo, sono tutti coloro che non appartengono al popolo ebraico. In Gesù Cristo è stato abbattuto il muro di separazione tra ebrei e non ebrei, così che le promesse fatte ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe, a Mosè e ai profeti sono state estese a tutti i popoli. Anche a noi, che facciamo parte di quelle “genti”. Anche noi possiamo riconoscerci nei Magi, nella loro ricerca, nelle loro domande, nella loro gioia.

Nei racconti dell’infanzia di Gesù – ma anche nel tempo che ci è dato di vivere, in questo inizio del l’anno 2026 – si incontrano la morte e la vita, il dolore e la gioia. Sta a ciascuno di noi – e in questo momento della storia sta in particolare a chi ha responsabilità politiche – scegliere se stare dalla parte delle morte o da quella della vita.

In questo prodigioso duello fra morte e vita, tenebre e luce, noi procediamo con fiducia, sorretti dalla speranza fondata sulla Pasqua di Gesù, quella che viviamo ora come in ogni celebrazione della Messa, quella nella quale abbiamo la piena manifestazione – l’Epifania – del mistero, ossia della volontà buona di Dio nei confronti di ogni creatura.

Vittorio Veneto
06/01/2026

6 Gennaio 2026