Omelia tenuta durante la S. Messa del Crisma

Chiesa Cattedrale, giovedì 2 aprile 2026

Spero non suoni come una mancanza di rispetto se in questo momento mi approprio delle parole pronunciate da Gesù prima dell’ultima cena con gli apostoli, secondo l’evangelista Luca, e dico: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi…» (Lc 22,15).

Torno con la mente alla celebrazione della Messa del Crisma dello scorso anno. Ero a Padova e il vescovo Claudio, concludendo la sua omelia, disse: «Andate … presbiteri e diaconi: andate voi sacerdoti e profeti a lavorare nella vigna del Signore! Va’ don Riccardo anche tu, come vescovo, a servire la Chiesa sorella di Vittorio Veneto». Fra i tanti pensieri che giravano per la testa in quel momento c’era anche questo: «Se prima non mi viene un accidente, l’anno prossimo presiederò la Messa del Crisma a Vittorio Veneto, con il presbiterio, i diaconi, i fratelli e le sorelle della Chiesa alla quale sono inviato come pastore». Era un pensiero consolante e in questo senso posso dire “ho tanto desiderato”. Spero sia un desiderio condiviso e che oggi si possa dire “abbiamo tanto desiderato” vivere insieme questa Pasqua.

Siamo qui, come presbiterio unito al vescovo, per rinnovare l’Eccomi con il quale abbiamo risposto, in libera obbedienza, alla chiamata a servire il Signore Gesù e la sua Chiesa. Un saluto particolare ai presbiteri che celebrano anniversari significativi dell’ordinazione.

Saluto i presbiteri che vengono da altre Chiese locali per vivere da noi i giorni della Pasqua.

Ci sentiamo uniti anche ai presbiteri della nostra diocesi che non possono essere fisicamente presenti: gli anziani che sono in casa di riposo o nelle loro case, don Mario Borga che è ricoverato all’ospedale, don Egidio Menon in Uganda, il Vescovo Corrado e don Paolo a Tanhaçu.

Leggo il messaggio che ieri mi ha inviato il Vescovo Corrado:

Tanhaçu, 02 aprile 2026

Carissimo mons. Riccardo, confratelli presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, fratelli e sorelle laici, vi raggiungiamo in questo momento di profonda comunione spirituale per inviarvi il nostro saluto ed esprimere la nostra vicinanza ecclesiale che supera ogni lontananza.

Le celebrazioni del Giovedì Santo, facendo memoria dell’istituzione dell’eucaristia e del sacerdozio ministeriale, ci invitano non solo a ringraziare il Signore per i suoi doni, ma anche a invocare con grande insistenza i doni dell’unità e della comunione.

Uniti a voi in questa preghiera, desideriamo augurarvi una serena e feconda Settimana Santa e anticipare a tutti voi gli auguri di buona e santa Pasqua.

Fraternamente.

+ Corrado e d. Paolo Salatin

Invocando e accogliendo i doni dell’unità e della comunione, siamo qui come popolo di Dio variamente rappresentato, per risvegliare la coscienza del nostro essere, in quanto battezzati, “un popolo di sacerdoti”. Insieme, formiamo un popolo di uomini e donne che Dio ha consacrato perché siano segno e strumento del suo desiderio di donare a tutti la possibilità di vivere senza paura, nella libertà.

Vescovo, presbiteri, diaconi, consacrate e consacrati, famiglie, fedeli laici di età e condizioni diverse: insieme ci riconosciamo discepoli, amici, fratelli e sorelle di Gesù, il Cristo. È lui che lo Spirito del Signore ha consacrato con l’unzione e ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.

Vorrei attirare la vostra attenzione su questi due verbi: ha consacrato, ha mandato.

Sono verbi che definiscono l’identità di Gesù e che, allo stesso tempo, chiariscono l’identità di coloro che sono uniti e unite a Gesù tramite la fede e il battesimo.

Essere “consacrati” non significa essere separati dalla gente comune o trovarsi in una condizione privilegiata e garantita. La consacrazione, in senso cristiano, dice appartenenza a quel Gesù che è il Cristo, l’unto, il consacrato. Dice una condivisione di origine e di destino.

Gli oli sui quali tra poco invocheremo la benedizione della Santissima Trinità esprimono con particolare efficacia il senso della consacrazione:

  • l’olio dei catecumeni richiama il battesimo che ci unisce a Cristo e alla Chiesa. Non vi dispiaccia se rilancio qui alcune parole del Documento Finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi: «Dal Battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo scaturisce l’identità del Popolo di Dio … È dunque dal Battesimo, in cui Cristo ci riveste di Sé (cfr. Gal 3,27) e chi fa rinascere dallo Spirito (cfr. Gv 3,5-6) come figli di Dio, che nasce la Chiesa sinodale missionaria»;
  • l’olio degli infermi ci ricorda la fragilità della nostra condizione umana e, insieme, la cura con la quale Dio si fa vicino a noi quando siamo deboli e malati, una cura che si esprime anche attraverso la presenza di coloro che “si fanno prossimi” a chi è nella solitudine e nella malattia;
  • il crisma, l’olio profumato, è segno della conferma del battesimo (è stato un dono di grazia per me, in questi mesi, iniziare ad amministrare il sacramento della confermazione in giro per la diocesi) ed è segno della consacrazione e della missione propria dei ministri ordinati, in particolare del vescovo e dei presbiteri, chiamati ad annunciare il Vangelo e a edificare la comunità ecclesiale in nome dello stesso Gesù Cristo.

«Lo Spirito del Signore … mi ha consacrato … e mi ha mandato». Ogni consacrazione, quella battesimale come quella dei ministri ordinati, è per la missione. Il nostro essere qui è un riflesso, speriamo non troppo pallido, della missione del Figlio di Dio.

Come già il Figlio di Dio, anche noi non siamo mandati in un mondo già bello e sistemato. Non siamo inviati per gestire con maggior o minore abilità un sistema dove i vari pezzi funzionano ordinatamente. Siamo mandati, come cristiani, in un mondo che ha bisogno di salvezza, da tanti punti di vista.

Non vorrei sembrare banale ma mi permetto di dire che se il mondo fosse già a posto, forse non ci sarebbe bisogno dei cristiani. Aggiungo: se le nostre comunità fossero tutte belle e sistemate, forse non ci sarebbe bisogno di preti e vescovi…

Come Gesù, anche noi siamo mandati in contesti non risolti. Pensiamo, da una parte, ai drammatici eventi di questi giorni. Ma pensiamo anche alle fatiche che sperimentiamo nell’accompagnare nella fede la vita delle comunità parrocchiali e della diocesi nel suo insieme. So quanta fatica e, spesso, quanta solitudine sperimentino i presbiteri e, in genere, le persone che si impegnano nella missione pastorale. Non è il caso di stupirci di questo.

È giusto provare dispiacere se le cose non vanno come potrebbero andare. È giusto soffrire per questo. Ma non è da cristiani – non è da “consacrati e mandati” – chiuderci nel lamento o lasciarci prendere dal risentimento o dalla rabbia.

Viviamo in un mondo che ha bisogno di salvezza. La salvezza ci è donata in Colui che lo Spirito del Signore ha consacrato e mandato. Noi, consacrati e mandati, siamo a servizio di questa salvezza.

Lo Spirito Santo faccia di noi servi fedeli – “inutili”, ma solo in senso evangelico – del lieto annuncio della grazia di Dio, della sua infinita bontà e misericordia.

Vittorio Veneto
02/04/2026

2 Aprile 2026