Chiesa Cattedrale, Giovedì Santo 2 aprile 2026
Entriamo nei giorni cruciali dell’anno.
In quanto cristiani viviamo questi giorni come giorni cruciali e decisivi. Ma decisivi e cruciali lo sono per tutti, che lo si sappia o no. Per tutti, infatti, Gesù ha donato il suo corpo e versato il suo sangue. Per tutti si è chinato a lavare i piedi.
Questi giorni cruciali si aprono con la solenne celebrazione della Messa in Coena.
Ogni Messa, in realtà, dalla più solenne alla più semplice, è in Coena Domini. Ogni celebrazione della Messa ci mette in contatto con quello che avvenne “nella notte in cui Gesù fu tradito”. Quando cioè fu consegnato nelle mani di coloro che volevano farlo fuori; quando consegnò se stesso, senza reagire con violenza al male subito, senza far morire altri assieme a lui; quando consegnò il suo spirito nelle mani di Dio.
L’apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani di Corinto, racconta quello che Gesù fece e disse in quella notte.
I gesti e le parole di Gesù – “prese il pane … lo spezzò … prese il calice” – si inserivano in una storia che aveva radici lontane: la liberazione dell’antico popolo di Israele dalla schiavitù e la celebrazione di questo evento come “memoriale” e “rito perenne”.
Questi stessi gesti hanno dato un colore nuovo alla storia dell’umanità e noi siamo pienamente coinvolti in questa novità.
Nella celebrazione della Cena del Signore, la memoria del passato trasforma il presente e lo apre a un futuro di speranza.
Siamo ben consapevoli delle fatiche e dei drammi hanno segnato e continuano a segnare la storia degli esseri umani. Siamo però anche certi, per la serena certezza che viene dalla fede, che nelle fatiche e nei drammi della storia non viene meno il dono che Gesù ha fatto di sé.
Egli ha donato il suo corpo e il suo sangue, tutta la sua vita, perché ogni essere umano possa avere la vita, e averla in abbondanza (Gv 10,10).
Sapendo questo, cerchiamo di comportarci da cristiani, da discepoli di Gesù, nella ricerca della giustizia, della pace, della libertà per tutti, senza alcuna discriminazione. Coltiviamo, almeno, il desiderio che ci sia giustizia, pace, libertà in questo mondo.
L’evangelista Giovanni colloca all’interno dell’ultima cena un altro gesto di Gesù: il suo alzarsi da tavola e il suo piegarsi a lavare i piedi dei discepoli. Oggi facciamo memoria anche di questo gesto.
Nella scena raccontata dall’evangelista Giovanni c’è un particolare che merita di essere evidenziato: l’iniziale rifiuto da parte di Pietro di farsi lavare i piedi dal suo Signore e Maestro.
I motivi di questo rifiuto possono essere tanti. Tra questi non escluderei l’incapacità di accettare serenamente di aver bisogno di essere serviti e la paura di passare per deboli se lasciamo che qualcuno si prenda cura di noi.
Riconoscere di aver bisogno di aiuto, accettare che qualcuno “lavi i nostri piedi”, non significa rinunciare alla nostra dignità.
Troppe volte noi umani abbiamo paura di passare per deboli se ci riconosciamo bisognosi. Mi chiedo anzi se tanta violenza nel mondo non sia anche la conseguenza del fatto che alcune persone hanno paura di passare per deboli se ammettono di aver bisogno di qualcuno che li aiuti a trovare soluzioni pacifiche ai loro problemi. Non volendo passare per deboli, queste persone non ragionano più, si irrigidiscono, diventano violente.
Tra poco si rinnoverà il gesto della lavanda dei piedi. Ricordando quello che Gesù ha fatto “nella notte in cui fu tradito”, preghiamo perché ci siano nel mondo tante persone disposte a lavare i piedi agli altri, ma anche persone disposte a farsi lavare i piedi quando ne hanno bisogno, persone che sanno amare e persone che accettano di essere amate.
