Breve storia della Diocesi di Vittorio Veneto

Le origini della diocesi risalgono in parte a Ceneda, le cui prime informazioni risalgono già all’epoca romana, e in parte all’antica Opitergium dove fu vescovo san Tiziano, venerato da molti secoli nella chiesa Cattedrale di Ceneda e attuale patrono principale della città e della diocesi.

A partire dal 568 si insediò in Ceneda la dominazione longobarda e la stessa, con le sue fortificazioni, divenne il capoluogo di un importante ducato. Parallelamente si assistette alla distruzione di Oderzo e alla scomparsa della diocesi omonima.

É in questo periodo, attorno al VII-VIII secolo, che viene normalmente collocata l’origine della diocesi cenedese. Fonti, attendibili per la tradizione ma messe in discussione da alcuni storici, collocano nel Placito del re longobardo Liutprando l’attestazione di un episcopato originario in Ceneda, il quale assorbì successivamente i diritti della scomparsa diocesi di Oderzo (compreso il corpo del santo patrono, il vescovo Tiziano) e anche una parte dei suoi territori. Secondo questo documento il primo vescovo si sarebbe chiamato Valentiniano e sarebbe stato consacrato nel 713.

Alla dominazione longobarda seguirono quella dei Franchi e le occupazioni degli Ungari. Finalmente, nel 962, durante il Regno di Ottone I di Sassonia, la contea di Ceneda venne elevata a contea vescovile e il vescovo Sicardo prese possesso del Castello di san Martino (che da allora è sempre stato la residenza vescovile, tranne dal 1866 al 1881, quando divenne proprietà del Demanio e venne acquistato palazzo Zuliani Ascoli, attuale sede della Curia Vescovile): tutto questo significò che il vescovo da quel momento esercitò anche il potere temporale.

Nel 1307 il vescovo Francesco Ramponi assunse anche il titolo di conte di Tarzo. In seguito, pur mantenendo sia il potere spirituale che quello temporale del vescovo-conte, la contea venne annessa nel 1328 ai domini degli Scaligeri, poi nel 1383 passò ai Carraresi e, infine, nel 1388 alla Repubblica di Venezia, la quale esercitò un certo controllo sulla contea grazie all’elezione di vescovi appartenenti al patriziato veneziano. L’ultimo vescovo-conte fu Lorenzo Da Ponte (che promosse tra l’altro la costruzione dell’attuale Cattedrale – la terza dalle origini – e che battezzò, dandogli il proprio nome, l’ebreo Emanuele Conegliano, futuro librettista di Mozart): alla sua morte, infatti, il Senato impose un podestà. Pochi anni dopo, con la caduta della Serenissima (1797) il territorio di Ceneda passò sotto il dominio napoleonico e poi sotto quello asburgico, protrattosi fino al 1866.

Il 9 marzo 1510 a Motta di Livenza vi fu l’apparizione della beata Vergine Maria ad un contadino del luogo, Giovanni Cigana, successivamente riconosciuta dal processo canonico Ut veritas eluceat.

Il 15 febbraio 1587 venne aperto il Seminario Vescovile grazie all’impegno del vescovo Marcantonio Mocenigo, che riuscì ad attuare un desiderio del suo predecessore, il card. Michele Dalla Torre, che aveva partecipato direttamente al Concilio di Trento (e al quale i cenedesi dedicarono l’arco che tuttora si trova sulla via – Brevia, dal nome del vescovo Francesco Brevio – che sale al Castello).

Il 1º maggio 1818 la bolla De salute Dominici gregis di papa Pio VII mutò i confini della diocesi di Ceneda: al territorio diocesano vennero aggiunte le sei parrocchie del cosiddetto Compardo, un’exclave del patriarcato di Venezia nei dintorni di Conegliano (Bibano, Pianzano, San Vendemiano, San Fior di Sopra, San Fior di Sotto e Zoppè) e altre otto parrocchie dell’arcidiocesi di Udine (San Polo di Piave, Rugolo, Sarmede, Godega, Orsago, Pinidello, Caneva, Stevenà).

Sempre in quel contesto la diocesi cenedese entrò a far parte – e lo è tuttora – della provincia ecclesiastica di Venezia, dopo essere stata dalle origini suffraganea di Aquileia e, dal 1753 appunto al 1818, della successiva sede metropolitana di Udine.

Domenica 26 settembre 1824 il vescovo Jacopo Monico, futuro patriarca di Venezia, consacrò la chiesa Cattedrale.

Nel 1866 il Veneto entrò nel Regno d’Italia e, sempre in quell’anno, i podestà di Ceneda e Serravalle chiesero di unire le due città in un unico centro a cui diedero il nuovo nome di “Vittorio”, in onore del Re d’Italia Vittorio Emanuele II.

Il territorio diocesano fu successivamente segnato dalla Prima Guerra Mondiale, in particolar modo dalle distruzioni e dalle carestie che fecero seguito alla rotta di Caporetto e comportarono l’invasione da parte dell’esercito austro-ungarico fino alla linea del Piave, da sempre confine naturale della diocesi. La città divenne poi l’emblema della conclusione dell’evento bellico e della conseguente vittoria: fu così che si cominciò ad appellare “Vittorio Veneto”.

Ma la diocesi mantenne il nome di Ceneda fino al 13 maggio 1939: solo da allora, su richiesta del vescovo Eugenio Beccegato, tramutò l’antico nome in quello attuale di “diocesi di Vittorio Veneto”.

Anche il territorio diocesano vide una ulteriore ultima variazione nel corso del XX secolo: la Sacra Congregazione Concistoriale vi aggregò nel 1925 «la Riviera», un quartiere della cittadina di Motta di Livenza che apparteneva ancora alla diocesi di Concordia e, nel 1926, la parrocchia di San Nicola in Sacile, ancora appartenente alla diocesi di Udine.

Particolarmente significativi alcuni episcopati nell’ultimo secolo: al già menzionato “italianissimo vescovo” mons. Eugenio Beccegato (1917-1943), che promosse la ricostruzione post-bellica, e a mons. Giuseppe Zaffonato (1944-1956), appellato “il parroco della diocesi”, che si impegnò nel tempo della Resistenza e nella ricostruzione successiva alla Seconda Guerra Mondiale (sono gli anni della massima fioritura dell’Azione Cattolica in diocesi), vanno aggiunti il venerabile Giuseppe Carraro (1956-1958) e il beato Albino Luciani (1959-1970) che partecipò a tutte le quattro sessioni del Concilio ecumenico Vaticano II e divenne poi patriarca di Venezia nel 1970 e Papa nel 1978 – per soli 33 giorni – con il nome di Giovanni Paolo I.

Nel corso del Novecento e nei primi anni del Duemila vanno, inoltre, segnalati:

  • la fondazione del settimanale diocesano L’Azione (5 dicembre 1914), grazie all’interesse del vescovo Rodolfo Caroli;
  • il XII Sinodo diocesano (5-7 luglio 1954), l’ultimo celebrato fino ad oggi;
  • la costituzione nel 1947 di una “Casa Esercizi” (l’attuale “Casa di spiritualità”) presso il castello San Martino;
  • l’apertura delle missioni fidei donum, con i primi presbiteri inviati da mons. Luciani in Burundi nel 1962;
  • la celebrazione di quattro Convegni ecclesiali (1976, 1985, 1996, 2011-2012);
  • la storica – seppur breve – visita di san Giovanni Paolo II sui passi del suo predecessore Albino Luciani (15 giugno 1985);
  • la fondazione di Casa “Mater Dei” (13 giugno 1992) per il sostegno di giovani mamme in difficoltà.

28 Aprile 2026