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18:00: S. Messa nella giornata di preghiera per le vocazioni di speciale consacrazione
15:30: "Vieni e seguimi"
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09:00: S. Messa per il Dialogo Ecumenico
09:30: Incontro del Consiglio Pastorale diocesano e dei Moderatori delle UP
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Pellegrinaggio triveneto della Consulta delle Aggregazioni Laicali
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pubblicato martedì 7 agosto 2007
Un tempo Soprintendenza era sinonimo di codici, norme, documenti, burocrazia, controlli. Non per niente i suoi funzionari erano definiti "ispettori". Oggi la filosofia dei funzionari è mutata ed è ispirata al principio della collaborazione, con il privato e con altri enti pubblici, al fine di conservare e valorizzare il patrimonio storico-artistico. Certo, questo organo statale mantiene una funzione di controllo e di "repressione" (e guai se non fosse così, visti i tanti esempi di violenza nei confronti del paesaggio e dei beni storico-artistici che il nostro territorio offre), ma ad essa ha affiancato una strategia di convincimento, assistenza e cooperazione. Il ragionamento vale anche per il rapporto con la diocesi, cui fa capo l'inestimabile patrimonio di beni storici e artistici parrocchiali. «Tali beni - spiega la dottoressa Marta Mazza della Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico per le province di Venezia, Padova, Belluno e Treviso - da un punto di vista giuridico sono considerati pubblici e sono soggetti alla normativa del Codice dei beni culturali. La loro tutela compete allo Stato e noi siamo i tecnici deputati a valutare la congruità di tutto ciò che viene fatto per la conservazione del patrimonio storico-artistico».
L'interlocutore della Soprintendenza è solo e soltanto l'Ufficio diocesano per l'arte sacra. «Legalmente non è il singolo parroco a dialogare con me ma l'Ufficio diocesano, il solo titolato a rappresentare la proprietà - spiega Mazza -. Il singolo parroco deve rapportarsi con l'Ufficio arte sacra che poi lo rappresenta nel dialogo con la Soprintendenza».
Il rapporto tra le due istituzioni è molto fattivo. «Discutiamo preliminarmente insieme degli aspetti teorici, poi c'è il momento cruciale del sopralluogo congiunto per constatare come stanno le c ose e per avviare un rapporto anche con il parroco, nonostante lui non sia, da un punto di vista giuridico, un mio interlocutore. Le autorizzazioni competono esclusivamente alla Soprintendenza, ma ci si arriva tramite un confronto costruttivo con la diocesi. L'Ufficio diocesano presenta tutte le istanze, di carattere conservativo e liturgico, e il funzionario ne tiene conto. Questo percorso è previsto da una Intesa sottoscritta dal Ministero per i Beni culturali e la Cei».
A presentare i progetti in Soprintendenza è esclusivamente l'Ufficio arte sacra. La singola parrocchia non lo può fare. «L'Ufficio - spiega ancora Mazza - fa da filtro, come previsto dall'Intesa tra Ministero e Cei. Ad esempio, se viene richiesta in prestito un'opera per una mostra la Soprintendenza si muove solo se c'è il via libera dell'Ufficio diocesano. Io posso imporre d'ufficio degli interventi solo quando lo richiedano ragioni conservative».
Le richieste di autorizzazione indirizzate dalla diocesi alla Soprintendenza rientrano in quattro grandi ambiti: restauro, rimozione temporanea delle opere (ad esempio per consentire l'apertura di un cantiere all'interno di una chiesa), prestito temporaneo per mostre, interventi di sicurezza.
Mazza ritiene che negli ultimi anni si sia verificata, mediamente, una crescita di sensibilità e consapevolezza riguardo al tema del recupero dei beni storico-artistici.
Per fortuna «sono assolutamente ridotti i fenomeni di vendita del patrimonio, invece non sono per nulla in diminuzione i furti. Sulla sicurezza bisognerebbe investire di più. In questo possiamo essere d'aiuto sia noi che l'Ufficio diocesano. Va anche detto che c'è ancora gente che si muove per conto proprio. Noi abbiamo un superlavoro, la nostra competenza territoriale è molto vasta, ci muoviamo solo su un'istruttoria aperta e non possiamo fare verifiche a tappeto».
L'augurio di Mazza è che la collaborazione tra diocesi e Soprintendenza e diocesi e parrocchie sia sempre più intenso: «Noi siamo interlocutori che mettono a disposizione competenze, non censori che bloccano l'iniziativa dei parroci. Vogliamo offrire strade corrette da un punto di vista culturale e legale e supporti per accedere a fondi e contributi». (FC)
Federico Citron
(da L'Azione, n. 26 del 24/06/2007)